Barbagli d'intelletto.

Si consideri un fenomeno. Tutto si può confrontare e valutare dentro la cultu­ra dell’Occidente — persino la Coca Cola con il Chianti —, e molto è concesso di confrontare fra particolarità della cultura occidentale e particolarità di altre culture. Ma quando si arriva alle culture medesime o a raggruppamenti di iden­tità superiore — come le civiltà di cui parlava Max Weber ieri e Samuel Phillips Huntington (1927-2008) oggi — e queste culture o civiltà si vogliano mettere in gerarchia o anche solo ordinare sulla scala delle preferenze “migliore-peggiore”, ecco che scattano l’autocensura, la proibizione e le manette linguistiche. Con la conseguenza che, ove si trovi una cultura che non abbia o decisamente respinga le nostre istituzioni, non ci è consentito di dire che la nostra cultura è migliore di quella o anche solo preferibile a quella.

Marcello Pera

mercoledì 17 agosto 2011

Affinché il nostro pane non sia amaro.


In questi giorni di ferie mi è capitato di riflettere , non so nemmeno io perché , su una frase del Padre Nostro : "...dacci oggi il nostro pane quotidiano ". Chi di noi, in questo agosto afoso , non si è recato in spiaggia o in una località turistica a godere del meritato riposo , a divertirsi , a consumare cibi e bevande. Chiarisco subito che in tutto ciò non vi è nulla di male. Anzi la mortificazione insulsa dei propri bisogni appartiene ad una fede o ad una morale ipocrita e mistificatrice. Tuttavia nemmeno il sole ed il mare possono farci dimenticare alcune dure realtà. Una parte di noi non può soddisfare nemmeno i bisogni più elementari come quello di mangiare. Quando affermo questa cosa non mi riferisco solo a quel quinto della popolazione mondiale che vive nel terzo mondo affamata ed assetata. Non c'è bisogno di guardare così lontano. Anche nei nostri paesi e nelle nostre città evolute può a volte mancare il pane. Il pane per gli adulti ed il latte per i piccoli. Ve lo assicuro non è retorica. Allora è facile per tutti noi , credenti e non , capire il significato profondo della preghiera di Gesù. " Dacci oggi il nostro pane quotidiano " o meglio come tradotto dal greco " il pane nostro quotidiano da a noi oggi " dove è il pane e non il verbo ad essere messo in primo piano. Quel pane metafora del lavoro che occorre per guadagnarlo , della responsabilità che serve per non farlo mancare ai nostri figli ,della gioia che proviamo nello spezzarlo insieme agli altri. Tanto è stato importante il pane nella cultura occidentale che ancora oggi è considerato sacrilego buttarlo ; ai tempi di Gesù non lo si poteva tagliare con il coltello , ma bisognava spezzarlo con le mani come ancora fanno alcune comunità monastiche. Ma abbiamo pane a sufficienza ? Si, potrebbe bastare se solo non ne sprecassimo tanto. Ho avuto la fortuna di ascoltare un' intervista alla radio del preside della facoltà di agraria presso l'Università di Bologna , il quale ,citando autorevoli fonti ,spiegava come ogni anno in Italia vengano distrutte derrate alimentari che basterebbero al fabbisogno della intera popolazione della Spagna. Le riflessioni di un anonimo brasiliano così recitano : " Molto presto, come ogni mattina bambini disputano con i cani attorno ad una latta di spazzatura.
E dividono con i cani il pane ammuffito della spazzatura.In un mondo cane, senza cuore,ecco la forma che Dio ha trovato per esaudire la preghiera dei piccoli affamati: Dacci oggi il nostro pane quotidiano! In quel giorno,in quella settimana,
il pane della nostra tavola non era lo stesso. Era pane amaro,peino delle bestemmie dei poveri che per Dio sono suppliche. E’ tornato ad essere dolce e buono,quando fu condiviso con quegli affamati.Bambini e cani.".
Non occorrono gesta eroiche o sforzi insostenibili. Serve solo un po di buona volontà e meno indifferenza . Non voltiamoci dall'altra parte e non releghiamo le parole del Padre Nostro ad un piano puramente spirituale. Gesù parlava del pane , quello vero. Quando facciamo la spesa nei nostri stracarichi carrelli non dimentichiamoci del pane quotidiano che Dio vuole sia per tutti. Questa piccola opera non ci manderà in rovina tutt'altro farà di noi donne e uomini più ricchi. Concludo queste mie considerazioni con una citazione dal Libro dei Proverbi ( 30,7-9 ): " Signore, io ti domando due cose,non negarmele prima che io muoia:non darmi né povertà né ricchezza;ma fammi avere il cibo necessario,perché, una volta sazio, io non ti rinneghi e dica: Che m’interessa del Signore!Oppure, ridotto all’indigenza, non rubi profanando così il nome del mio Dio".
Spezziamo il nostro pane quotidiano e se possibile diamone un pezzo a chi non ne ha.
Vedrete che il suo sapore non sarà più amaro.

Nicola De Silla

martedì 21 giugno 2011

Solo per chi fosse interessato.


Da qualche hanno pubblico le mie poesie sul sito www.aphorism.it .Ieri mi hanno comunicato che per la giornata odierna un mio scritto Pioggia sarà presente sulla home page del sito. Se qualcuno non ha di meglio da fare...

venerdì 17 giugno 2011

Batosta fiscale.


L'infinita e perigliosa strada per il raggiungimento dell'agognato bilancio nel nostro Comune rivela qualche indiscrezione riguardo alle scelte di politica fiscale che i nostri amministratori pare stiano prendendo. In un periodo in cui da destra a sinistra passando per tutte le organizzazioni di categoria datoriali e sindacali si parla di eccessiva pressione fiscale , l'invincibile armada sandonacese studia un piano per aumentare l'ICI su alcuni immobili e le tariffe sulla raccolta dei rifiuti.Il Mantra è sempre lo stesso : " Non ci sono i soldi " . Io un piccolo suggerimento mi permetterei di darlo. Questi amministratori ci costano , non dimenticate mai che li paghiamo noi , qualche centinaio di migliaia di Euro l'anno.
Sarebbe una soluzione inquinata da volgare populismo suggerire di abbassare del 50 % le indennità recuperando così eventuali deficit di bilancio ed evitando al contempo un'ulteriore vessazione dei cittadini ? Purtroppo conosco già la risposta. Non ci sarà alcuna risposta ! Faranno finta di nulla. Sapete qual'è stato uno dei primi provvedimenti della giunta Serio ? L'adeguamento verso l'alto delle loro indennità con il solo aumento medio per legislatura che oscilla tra i 150 ed i 200 mila Euro ( le cifre potrebbero essere approssimate ma non di molto ) . Dopo tutto , pensano costoro, il compenso è commisurato al merito e di meriti ,sino ad oggi, ne hanno avuti tanti !

Nicola De Silla

venerdì 3 giugno 2011

La festa della Repubblica


Ieri ho assistito, con un sentimento di commozione misto ad orgoglio patrio, alla sfilata delle nostre forze armate. Ma ancor di più hanno toccato il mio cuore le numerose e qualitative manifestazioni organizzate nella mia San Donaci dall'amministrazione comunale in occasione del 65° genetriaco della repubblica . Per non parlare delle iniziative assunte in autonomia dalle forze di opposizione del PDL. Daltronde era più che logico che concetti come amor di patria e difesa fossero tenuti in gran conto da quelle donne e quegli uomini che oggi nel nostro Comune tanto degnamente incarnano tali pulsioni intellettuali.

Nicola De Silla

mercoledì 1 giugno 2011

Cercasi disperatamente bilancio.


Siamo a giugno e lo strumento finanziario principe del nostro Comune ancora non c'è. Non solo , ad oggi non ci è dato sapere nemmeno per quanto ancora dovremo sperare e pregare che l'ambito parto si compia. Dicitur : " il dirigente preposto non ha ancora predisposto la bozza " . Mi chiedo se nel palazzo di città abbiano affisso qualche calendario che indichi ai nostri amministratori e forse ad i nostri dirigenti che il tempo scorre e siamo ancora in esercizio provvisorio. Questi mesi avrebbero dovuto rappresentare la riscossa del sindaco e della sua squadra. Cantieri di lavoro si sarebbero aperti , bilanci si sarebbero redatti , politiche sociali e culturali avrebbero visto la luce. Tuttavia di questa cornucopia trabboccante di iniziative al momento nemmeno l'ombra. La loro fortuna consta nel dato oggettivo ed inconfutabile che gli organi politici preposti al controllo , cioè l'opposizione , versano in un penoso stato di abbandono . Per quanto ancora potremo tollerare la storiella che la colpa è del tempo che pare i dirigenti non abbiano mai a suffcienza ? Non è che per caso ai nostri rappresentanti manchi la capacità e l'autoprevolezza per suggerire ed in casi estremi imporre una tabella di marcia più spedita ai propri collaboratori ? Non sarebbe forse il caso di tracciare una linea di demarcazione tra politica e burocrazia sancendo il primato della prima su tutto il resto ? Dove sono finite le promesse del sindaco Serio che la sera della vittoria , comprensibilmente raggiante , promise sul palco un'ampia partecipazione popolare sulle scelte più importanti che avrebbe fatto ? Per tutta risposta ha limitato l'accesso dei cittadini agli uffici comunali "per aumentare la produttività dei dipendenti ". Ci sono riusciti ? Dicono di aver "ripulito il Comune". Sarà vero ? Dovremmo crederci per fede dato che non ci fanno entrare ? Tanti interrogativi ed un'unica risposta.....


Nicola De Silla

mercoledì 25 maggio 2011

Un'impostazione destinata alla sconfitta.


Nella partita per Milano è ovvio che si giocano aspetti molto più importanti della semplice primazia meneghina. Non si tratta solo di scegliere se al governo della città andrà il centro destra o il centro sinistra. Si verificherà infatti un modus di gestione della destra al governo che , secondo il mio punto di vista , è ormai superata dai tempi e compromessa dalla pigrizia. Leggevo oggi che quest'anno il Senato della Repubblica si è riunito in aula per poco più di cento giorni gran parte dei quali a dibattere di questioni riguardanti la giustizia che ha si bisogno di essere riformata in senso liberale e paritario tra accusa e difesa ma non certamente con provvedimenti " spot " la cui efficacia è stata il più delle volte smentita anche se si considerano i soli benefici ad personam . Il mondo intanto corre e l'Italia fatica a reggere il passo invischiata com'è in un groviglio di incapacità a dialogare e scarsa produttività per cui tutti i soggetti politici escluso nessuno hanno parte di responsabilità. Sembra che il bene del paese sia solo un concetto retorico da citare magari in occasione di qualche commemorazione del 150° dell'unita d'Italia. Appartenente dunque più alla storia , anzi all'estetica risorgimentale che al tempo in cui viviamo. Maggiore senso di responsabilità e di sobrietà non guasterebbero ai contendenti in campo. Invece si lasciano ululare solo i lupi, i vari Santanché e Di Pietro supportati da professionisti della calunnia sempre pronti a fare la morale a qualcuno del gruppo avverso.In questo stato di confusione generale e di tormento generazionale che genera sconforto tra i padri e pessimismo tra i figli, i rassicuranti sorrisi del Premier e le facce da funerale dei suoi antagonisti non bastano più. C'è bisogno di tornare alla politica che licenzi tutti i sondaggisti troppo valutati negli ultimi 10 anni. Perchè le grandi riforme , le politiche di ampio respiro si fanno senza guardare al contingente grado di soddisfazione dell'elettorato. Ogni giorno ci vengono annunciate riforme epocali che durano il tempo di una conferenza stampa , la maggior parte di esse non vedrà mai l'aula parlamentare .E quando esausti ed un po disgustati volgiamo altrove lo sguardo ci troviamo di fronte a radical scic altrettanto incompetenti che hanno fatto fortuna in politica o nel giornalismo spolpando scheletri e concedendo con smodata soddisfazione patenti di moralità sulla base di un non precisato primato della sinistra. Sono stomacato da un sistema elettorale che al netto delle ipocrite dichiarazioni di facciata , sta bene a tutti e che genera una classe che definire dirigente offende la lingua italiana ed il comune senso del pudore. Ecco quindi che sia il capo che i vari capetti (figure anch'esse di second'ordine ) amano circondarsi di personaggi bigi, mediocri , troppo inclini alla cieca accondiscendenza pur di conquistare o consolidare un' effimera posizione di potere. Vorrei che comprendeste il dolore di chi nel lontano 1994 ha creduto in un uomo e nella sua capacità di riformare uno stato vecchio ed impacciato da troppo corporativismo ed oggi si ritrova deluso ed amareggiato per non aver riscontrato nulla di buono . Desidererei che coglieste l'importante differenza che passa tra un conservatore liberale che crede nel merito e nelle riforme ed un lobbista corporativista che si affanna solo a conservare lo status quo . E' intollerabile , è un'offesa alla dignità del lavoro , è un affronto alla modernità il numero chiuso delle farmacie , l'impenetrabilità della casta notarile , il cartello delle compagnie di assicurazioni. La soluzione a tutto ciò un autentico liberale l'avrebbe cercata. Ecco perché a Milano Berlusconi perderà e conteastualmente non si potrà parlare di piena vittoria dei competitors. E' un'impostazione destinata alla sconfitta non solo degli uomini ma di tutto un sistema.

Nicola De Silla

venerdì 20 maggio 2011

LA SOLITUDINE DI UN LIBERISTA di Roberto Perotti ( Il sole 24 ore ).


Pubblico alcuni stralci di un bell'articolo di Roberto Perotti professore di economia alla Bocconi, apparso oggi sul Sole 24 ore on line.

Sono tempi duri per i liberisti. Niente illustra meglio il loro dilemma di ciò che sta avvenendo a Milano, dove sono costretti a scegliere fra uno schieramento storicamente agli antipodi della cultura liberista e un altro che occasionalmente vi si richiama ma nei fatti dimostra di esservi ugualmente estraneo

Un liberista crede nella libertà di scelta delle famiglie, ma non ha bisogno di denigrare indiscriminatamente la scuola pubblica. Piuttosto, cerca di correggerne le tante storture con misure credibili e attuabili, invece di lanciarsi ogni due anni in improbabili riforme epocali, spesso ispirate da zeloti ideologizzati che pretendono d'insegnare due lingue a bambini di undici anni, mentre la scuola è nel caos perché il ministero si dimentica di emettere delle semplici circolari applicative .

Per un liberista essere imprenditore significa chinare la testa e cercare di produrre e innovare: il vero imprenditore ha meglio da fare che cercare favori, sussidi, e soldi pubblici. Un liberista ha quindi poco da spartire con quegli individui, metà politici e metà imprenditori, che ronzano come api intorno alle aziende municipalizzate, alle fondazioni bancarie, alle grandi opere e a ogni occasione per fare qualche colata di cemento o organizzare qualche evento inutile, anche quando si potrebbe fare molto di più per i cittadini con molto meno.

Un liberista crede in un lavoro di sana, grigia ordinaria amministrazione che cerca di risolvere i problemi di tutti i giorni, anche se sono politicamente poco visibili.
Un liberista sa che le nostre città non hanno bisogno di Expo, che scatenano un esercito di parassiti, se non di delinquenti, e distolgono per anni soldi ed energie da un molto più oscuro ma più importante lavoro di risanamento dei quartieri esistenti, che riempia i buchi delle strade, tolga i graffiti dai muri e la spazzatura dalle strade, e faccia funzionare scuole e ospedali. Non hanno bisogno di Gran premi di Formula 1 o di Olimpiadi, ma di aprire e gestire le piscine perché i giovani possano praticare lo sport. Non hanno bisogno di convegni inutili, di kermesse pseudo-culturali, di nuovi musei su argomenti sempre più improbabili, ma di far funzionare i musei che già esistono e che spesso sono un imbarazzo per il nostro Paese.


Per questo un liberista non si sente rappresentato da chi, invece che promuovere l'immagine del Paese nei consessi internazionali con proposte costruttive e competenti, lo scredita raccontando barzellette osé e facendo battute sul colore della pelle degli altri governanti, ed è troppo preso da altre faccende per rendersi conto che, a torto o a ragione, nel XXI secolo questo non si può fare.