Barbagli d'intelletto.

La tua vita è la tua vita.
Non lasciare che le batoste la sbattano nella
cantina dell’arrendevolezza.
Stai in guardia.Ci sono delle uscite.Da qualche
parte c’è luce.
Forse non sarà una gran luce ma la vince sulle
tenebre.
Stai in guardia.Gli dei ti offriranno delle occasioni.Riconoscile,
afferrale.
Non puoi sconfiggere la morte ma puoi sconfiggere la morte in
vita, qualche volta.
E più impari a farlo di frequente, più luce ci
sarà.
La tua vita è la tua vita.Sappilo finché ce l’hai.
Tu sei
meraviglioso gli dei aspettano di compiacersi in te.

Charles Bukowski "Il cuore che ride. "

lunedì 4 febbraio 2008

Fu vera gloria ?




Nel 2008 si celebra il quarantennale del grande terremoto politico , sociale e culturale che va sotto il nome di 68. Siamo agli inizi dell'anno e già nostalgiche commemorazioni ed aspre critiche si moltiplicano. Sin qui nulla di nuovo. Ma appare anche ,per la prima volta , una sorta di imbarazzata revisione di quel periodo ad opera di tanti autorevoli protagonisti . I tempi sono maturi. Credo proprio che ci siano ormai le condizioni storiche per poter parlare del 67+1 , come dice Ferrara , con disincatato distacco .Il 1968 segna uno squarcio profondo tra ciò che fu e ciò che sarà per molti anni . E credo di non sbagliare se affermo sino ai nostri giorni. Le contestazioni studentesche seguite da quelle operaie rivoluzionarono i rapporti tra i cittadini e lo stato , tra i figli ed i padri , tra i datori di lavoro ed i loro dipendenti . Questa grande ventata di nuovismo partito dalla Sorbona infiammò , nel volgere di poche settimane , tutta l'Europa. In realtà fu la società ad esplodere.I giovani del 68 , i primi a non aver conosciuto le atrocità della guerra con tutto ciò che ne deriva , vissero in un sistema in netta ripresa economica che portò un relativo ma significativo benessere.Tanto rilevante da inserire in cima alle loro priorità non più o non solo la ricerca del pane quotidiano , ma il tentativo di cambiare il mondo. Ed iniziarono a farlo buttando via il vecchio , come se tutto fosse da rifare badate bene non da riformare ma da rivoluzionare. Naque così una sorta di manicheismo ideologico che non tollerava voci dissonanti bollate come vili tentativi di restaurazione reazionaria e che considerava il futuro come un valore assoluto solo in quanto più avanzato del passato o del presente. Ma non si può cambiare il mondo ad ogni generazione. Il 68 ebbe nella sua genesi , indelebili , tutti i paradigmi della sua morte. Sono daccordo con Michele Serra : in quel periodo la società , specie quella italiana , si è emancipata. La classe giovanile si è affrancata dalla tutela a volte soffocante degli adulti , si è abolito il delitto d'onore e le fabbriche hanno iniziato a somigliare sempre meno alle caserme. Ma quante degenerazioni.

Quasi subito dalla libertà si passò all'anarchia , dalla emancipazione delle coscienze alla generalizzazione delle responsabilità.

A Partire dalla scuola nella quale l'autorevolezza del docente venne scambiata per tirannia del padrone. Il principio del " tutto vale " minò i processi formativi ed educativi culminando nella scellerata prassi del 6 politico o degli esami di gruppo. Per non parlare dei programmi di studio a senso unico , i testi politicamente identificabili del buon Asor Rosa in cui si attribuisce la giusta , giustissima importanza all'antifascismo , alla lotta di liberazione , tralasciando però di evidenziare che la barbarie non ha colore ne distintivo. Sapevamo cosa fossero i campi di sterminio , i forni crematori , ma solo da poco abbiamo potuto apprendere cosa siano state le foibe o i gulag.

La scuola dunque si è involuta con la complicità di una classe intellettuale compiacente , attratta più dalla politica che dalla cultura. Abbiamo fatto di Sartre l'archetipo della letteratura del 900 , dimenticando quello che scriveva sulla necessità di eliminare fisicamente i nemici dello stato rivoluzionario. Si è esaltato tanto il comunismo da enfatizzare la vita nei paesi in cui questo era al potere . Abbiamo demonizzato i paesi dell'occidente vestendo frettolosamente la divisa dell'antiamericanismo in nome di una falsa pace universale che purtroppo inquina ancora le nostre benpensanti coscienze. Si fecero di tiranni , terroristi e folli , eroi romantici da sublimare.
Si affermò in tal modo il monopolio del pensiero unico . La cultura non poteva che essere di sinistra. Il resto semplicemente non esisteva. O meglio esisteva ma era da considerasi quantomeno pericoloso . Quella sparuta minoranza di studenti moderati , cattolici , conservatori ( di cui anch'io facevo parte ) fu sottoposta per decenni alle più tremende angherie morali se non addirittura fisiche, sotto lo sguardo , a volte impotente , a volte indulgente dei docenti. I grandi valori dell'occidente come la democrazia , il pluralismo i diritti fondamentali dell'individuo, vennero sacrificati senza rimpianto sull'altare del relativismo e del multiculturalismo. In Italia si manifestava per il femminismo ma poi si considerava normale che nei regimi teocratici o in quelli comunisti si era ben distanti dall'emancipazione femminile.

Il disprezzo dei valori occidentali , mi spiace dirlo , si incarnò anche in una parte del clero di nuova fattura sessantottina trasformandosi in indulgenza terzomondista . Bizzarra tesi purtroppo tuttora sostenuta, per cui se in una larga parte del mondo si muore di fame o ci si uccide per la diversa appartenenza a etnie o tribù , la colpa è sempre e solo dell'occidente ricco.

Dovremmo invece imparare tutti che non esiste libertà senza responsabilità. Che non ci può essere crescita senza merito ed impegno . Che esiste il bene ma anche il male . Che non si possono capire le ragioni dell'altro se non si conoscono a fondo le proprie. Che non ci può esser un punto d'arrivo se non esiste un punto di partenza.

Sono questi i principi che il 68 ha cercato di cassare , sono questi i principi che , secondo me , vale la pena difendere.



" La bussola non ci garantisce il bel tempo o la buona navigazione. ma ci fa conoscere dove siamo , ci fa sapere di più sulle nostre origini e sul nostro approdo....il mare continua a blandirci o a minacciarci;ma noi almeno sappiamo che stiamo seguendo una rotta.



Di padre in figlio.



Marcello Veneziani









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