Barbagli d'intelletto.

La tua vita è la tua vita.
Non lasciare che le batoste la sbattano nella
cantina dell’arrendevolezza.
Stai in guardia.Ci sono delle uscite.Da qualche
parte c’è luce.
Forse non sarà una gran luce ma la vince sulle
tenebre.
Stai in guardia.Gli dei ti offriranno delle occasioni.Riconoscile,
afferrale.
Non puoi sconfiggere la morte ma puoi sconfiggere la morte in
vita, qualche volta.
E più impari a farlo di frequente, più luce ci
sarà.
La tua vita è la tua vita.Sappilo finché ce l’hai.
Tu sei
meraviglioso gli dei aspettano di compiacersi in te.

Charles Bukowski "Il cuore che ride. "

venerdì 29 agosto 2008

La rana messa in croce.




A ravvivare le pagine culturali dei quotidiani ci pensa oggi l'episodio della così detta opera d'arte della Rana Crocefissa del museo d'arte moderna di Bolzano. Di colore verde con tanto di lingua penzolante , questo grazioso animale viene sottoposto al sommo supplizio con un boccale sulla zampa destra ed un uovo su quella sinistra. Ora , tralasciando l'aspetto relativo alla blasfemia che in qualche modo potrebbe offendere milioni di credenti e che potrebbe semplicemente risolversi snobbando questo grande stupidario che passa sotto il nome di Museion , l'elemento che mi interessa approfondire è il seguente : il concetto di opera d'arte. Afferma l'illustre prof. Barbieri
docente di metodologia della ricerca storico-artistica all'università Ca'Foscari : «Premetto che non conosco l'artista e le sue opere. Dalla foto della statua, vedo che si tratta di una rana un po' romanica, per cultura e per segno» ed ancora «Evviva la libertà. Fatte le debite proporzioni, non dimentichiamo che Michelangelo subì attacchi molto duri per il suo Giudizio Universale» Il vero scandalo secondo me , e lo dico da credente , consiste nel fatto che si paragoni un capolavoro come l'opera di Michelangelo con il lavoretto da scuola elementare di questo tale Kippenberger che passa per opera d'arte e merita addirittura un'eloquente esegesi interpretativa da parte di un professore universitario che insegna alle nuove generazioni il concetto di bellezza nell'arte. Mi pongo un semplice interrogativo : sarei capace di dipingere la Cappella Sistina come ha fatto Michelangelo ? No. Sarei in grado di mettere in croce uno rana o uno scarafaggio ( magari anch'esso un po romantico ) ? Si . Ergo sono anch'io un artista ?




Nicola De Silla

mercoledì 27 agosto 2008

Perdono.


Perdonami anima mia

se l'insoddisfazione mi turba

se quella sensazione di vivere una vita estranea mi avvilisce

se a volte non colgo i segni del tempo perché questo tempo non è il mio

se la rabbia dell'impotenza mi sovrasta

e la mia coscienza , giudice impietoso , mi giudica reo

se non riesco a farti partecipe del profondo amore che provo

se rimango muto e freddo anche quando la vita mi sorride

se sono incapace di darti la mano e Dio sa quanto lo vorrei

se spesso mi tuffo nelle pagine che narrano di epoche lontane

solo perché l'attuale mi ripugna

questi per me non sono i giorni dell'onore , ne quelli della passione

non posso considerarli momenti di felicità ne di appagamento

sono i giorni del caos e del disordine

la morte per gli ideali e la speranza .


Nicola De Silla

mercoledì 20 agosto 2008

Il concetto d'arte e la bellezza.




Qualche anno fa mi è capitato di visitare il museo di arte moderna e contemporanea Guggenheim di Bilbao. In attesa di accedere all'interno non potei che restare incantato dalle linee architettoniche della struttura prevalentemente costruita in acciaio e vetro che si rispecchiava nelle piscine allocate lungo buona parte del perimetro. Ma allo stupore si sostituì ben presto la delusione una volta ammesso ad ammirare le cosi dette opere d'arte. Quale bellezza o quale genialità ci fosse nel sistemare un po di vetri rotti e rami secchi accanto ad una tenda canadese , o mandare ininterrottamente un filmato in cui due " artisti " giapponesi mordevano una mela , non l'ho mai capito. Per non parlare di un immenso pezzo di lamiera ondulata ed arrugginita di fronte alla quale spettatori estasiati coglievano un significato artistico che a me francamente sfuggiva.
Uscì dal museo un po confuso imputando alla mia insufficiente preparazione artistica l'assoluta mancanza di emozione che di solito si prova di fronte ad un capolavoro. Oggi , a distanza di qualche anno e di molte letture , scopro e condivido il pensiero di Nikos Salingaros ( matematico ed urbanista ) secondo il quale " Una potente élite dominante, allevata nella cultura nichilista o in quella marxista, sta usando l’architettura e l’arte per dispiegare un grande programma d’ingegneria sociale teso a costruire un nuovo mondo utopico industriale. E per far ciò, va negata per prima cosa la naturale connessione dell’uomo con l’ambiente convincendo la gente che ciò che fa schifo e ripugna è bello, mentre ciò che attrae e incoraggia la relazione (cioè il vecchio Bello) è contro lo sviluppo e il progresso ".
Quest'anno sempre in Spagna , ma a Madrid , ho avuto la fortuna di visitare il più classico museo del Prado . Quasi verso l'uscita ha attirato la mia attenzione un piccolo quadro di Antonello da Messina in cui un Gesù morente era sostenuto da un angelo. In quel preciso istante ho capito cosa fosse per me un'opera d'arte : un pugno nello stomaco che ti lascia senza fiato , un brivido di vento gelido che ti accappona la pelle , una trasmigrazione temporale che ti catapulta nel luogo e nel momento immortalato dall'autore, una lacrima che a stento trattieni , l'impossibilità di muoverti o di pensare ad altro che non sia l'oggetto del tuo interesse , la sensazione di essere solo nell'universo ma nello stesso tempo di essere tutta l'umanità che ti racchiude , ti rappresenta , ti ricorda che sei molto di più grazie a quello di cui partecipi. Antonello da Messina visse nel 1400 ed ancora oggi il suo lavoro provoca tali emozioni. Chissà se tra 600 anni le lamiere arrugginite o i pezzi di vetro infranti , figli di un nichilismo nemico del bello , sapranno fare lo stesso.






Nicola De Silla





P.S. Il giorno successivo alla visita al Prado , mi accorsi che di fronte al mio Hotel vi era il museo di arte moderna Thyssen. Indugiai per un attimo sul marciapiede dubbioso sul da farsi. Poi optai per la visita ad un altro capolavoro iberico : il prosciutto Pata Negra .

mercoledì 6 agosto 2008

Festa


Cos'è una festa patronale ?
E' lo scintillio delle luci
il suono della banda
il caldo opprimente che fa sudare i corpi vestiti degli abiti migliori
il profumo delle mandorle tostate e dello zucchero a velo
lo stupore dei bambini allo scoppiare dei fuochi d'artificio
il saluto di paesani che non vedevi da tempo
la commossa devozione all'uscita della processione
la parentesi aperta sui nostri problemi quotidiani.
Ma la festa patronale è molto di più.
E' la matrice della nostra cultura
è quel filo pur esile che ci tiene uniti
vecchi , giovani , lontani e vicini
e tutti ci accomuna
ed a tutti indica un comune denominatore
la stessa vecchia vecchissima radice
da cui i nostri cuori distratti e stanchi suggono ancora
lo spirito identitario che la tradizione conserva.
Nicola De Silla