Barbagli d'intelletto.

LA PARTITA A SCACCHI
Disse il giovane all'abate del monastero:"Vorrei tanto essere un monaco, ma non ho imparato niente di importante nella vita. Tutto ciò che mio padre mi ha insegnato è giocare a scacchi, cosa che non serve per l'illuminazione." "Chi sa che questo monastero non abbia bisogno di svago," fu la risposta.
L'abate, allora, chiese una scacchiera, convocò un monaco e gli disse di giocare con il ragazzo. Ma, prima che la partita cominciasse, aggiunse: "Anche se abbiamo bisogno di svago, non possiamo permettere che stiano tutti a giocare a scacchi. Dunque, terremo qui sono il migliore dei giocatori. Se il nostro monaco perderà, andrà via dal monastero e lascerà un posto libero per te."
L'abate parlava seriamente. Il ragazzo sentì che era in gioco la sua vita e cominciò a sudare freddo. La scacchiera divenne il centro del mondo.
Il monaco iniziò a perdere. Il ragazzo lo incalzò, ma poi notò lo sguardo di santità dell'altro: da quel momento cominciò a fare di proposito le mosse sbagliate. In fin dei conti, preferiva perdere, perché il monaco poteva essere più utile al mondo.
All'improvviso, l'abate rovesciò per terra la scacchiera."Hai imparato molto di più di ciò che ti hanno insegnato," disse. "Ti sei concentrato abbastanza per vincere, sei stato capace di lottare per ciò che desideravi. Poi, hai avuto compassione, ed eri disposto a sacrificarti in nome di una causa nobile. Che tu sia il benvenuto nel monastero, perché sai equilibrare la disciplina con la misericordia."


Paulo Coelho


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mercoledì 20 agosto 2008

Il concetto d'arte e la bellezza.




Qualche anno fa mi è capitato di visitare il museo di arte moderna e contemporanea Guggenheim di Bilbao. In attesa di accedere all'interno non potei che restare incantato dalle linee architettoniche della struttura prevalentemente costruita in acciaio e vetro che si rispecchiava nelle piscine allocate lungo buona parte del perimetro. Ma allo stupore si sostituì ben presto la delusione una volta ammesso ad ammirare le cosi dette opere d'arte. Quale bellezza o quale genialità ci fosse nel sistemare un po di vetri rotti e rami secchi accanto ad una tenda canadese , o mandare ininterrottamente un filmato in cui due " artisti " giapponesi mordevano una mela , non l'ho mai capito. Per non parlare di un immenso pezzo di lamiera ondulata ed arrugginita di fronte alla quale spettatori estasiati coglievano un significato artistico che a me francamente sfuggiva.
Uscì dal museo un po confuso imputando alla mia insufficiente preparazione artistica l'assoluta mancanza di emozione che di solito si prova di fronte ad un capolavoro. Oggi , a distanza di qualche anno e di molte letture , scopro e condivido il pensiero di Nikos Salingaros ( matematico ed urbanista ) secondo il quale " Una potente élite dominante, allevata nella cultura nichilista o in quella marxista, sta usando l’architettura e l’arte per dispiegare un grande programma d’ingegneria sociale teso a costruire un nuovo mondo utopico industriale. E per far ciò, va negata per prima cosa la naturale connessione dell’uomo con l’ambiente convincendo la gente che ciò che fa schifo e ripugna è bello, mentre ciò che attrae e incoraggia la relazione (cioè il vecchio Bello) è contro lo sviluppo e il progresso ".
Quest'anno sempre in Spagna , ma a Madrid , ho avuto la fortuna di visitare il più classico museo del Prado . Quasi verso l'uscita ha attirato la mia attenzione un piccolo quadro di Antonello da Messina in cui un Gesù morente era sostenuto da un angelo. In quel preciso istante ho capito cosa fosse per me un'opera d'arte : un pugno nello stomaco che ti lascia senza fiato , un brivido di vento gelido che ti accappona la pelle , una trasmigrazione temporale che ti catapulta nel luogo e nel momento immortalato dall'autore, una lacrima che a stento trattieni , l'impossibilità di muoverti o di pensare ad altro che non sia l'oggetto del tuo interesse , la sensazione di essere solo nell'universo ma nello stesso tempo di essere tutta l'umanità che ti racchiude , ti rappresenta , ti ricorda che sei molto di più grazie a quello di cui partecipi. Antonello da Messina visse nel 1400 ed ancora oggi il suo lavoro provoca tali emozioni. Chissà se tra 600 anni le lamiere arrugginite o i pezzi di vetro infranti , figli di un nichilismo nemico del bello , sapranno fare lo stesso.






Nicola De Silla





P.S. Il giorno successivo alla visita al Prado , mi accorsi che di fronte al mio Hotel vi era il museo di arte moderna Thyssen. Indugiai per un attimo sul marciapiede dubbioso sul da farsi. Poi optai per la visita ad un altro capolavoro iberico : il prosciutto Pata Negra .

1 commenti:

Nikos A. Salingaros ha detto...

Nicola;

Complimenti e solidarietà.

Saluti cordiali,
Nikos