Barbagli d'intelletto.

La tua vita è la tua vita.
Non lasciare che le batoste la sbattano nella
cantina dell’arrendevolezza.
Stai in guardia.Ci sono delle uscite.Da qualche
parte c’è luce.
Forse non sarà una gran luce ma la vince sulle
tenebre.
Stai in guardia.Gli dei ti offriranno delle occasioni.Riconoscile,
afferrale.
Non puoi sconfiggere la morte ma puoi sconfiggere la morte in
vita, qualche volta.
E più impari a farlo di frequente, più luce ci
sarà.
La tua vita è la tua vita.Sappilo finché ce l’hai.
Tu sei
meraviglioso gli dei aspettano di compiacersi in te.

Charles Bukowski "Il cuore che ride. "

giovedì 14 maggio 2009

Decrescita dalla teoria alla pratica.

La teoria della decrescita è entrata in azione: l’attuale crisi finanziaria ed economica pone infatti gran parte della popolazione, il cosiddetto ceto medio ovvero la piccola borghesia operativa, in uno situazione di stallo economico e a volte di quasi povertà.
Questa decrescita non è però il frutto di una scelta strategica basata sulle teorie della scuola francese, ma piuttosto un grave accidente causato da più scossoni strutturali, da crisi a catena che minano le radici dell’attuale patto sociale ,e quindi dell’assetto del capitalismo, e che impongono di cambiare il modello di vita e di trovare nuovi modelli di benessere.
Delle crisi a catena si è tanto scritto, ma è importante non perderne la memoria perché a mio parere proprio queste crisi hanno provocato la grande rottura del meccanismo delle aspettative crescenti, hanno messo fine alla fiducia nei tutori dell’ordine e possono essere le premesse di un nuovo rinascimento:
• Il fallimento degli istituti finanziari – banche e borse; e dunque della fiducia nei gestori del denaro;
• Il fallimento della grande impresa come locomotiva dello sviluppo economico locale e come tutore della terza età, con pensione connessa;
• Il generale fallimento del mercato come istituto garante di sviluppo equilibrato: si pensi alla grande debacle delle privatizzazioni ed alla stolida solfa delle liberalizzazioni;
• La crisi della politica – europea, centrale e locale – tanto lontana dagli interessi del popolo quanto vicina al proprio benessere ed auto sostentamento;
• Il progressivo smascheramento dell’inconsistenza della cosiddetta cultura d’impresa e del terziario avanzato, che hanno spiazzato l’economia sostanziale;
• Le regole della globalizzazione ed il conseguente limite ai poteri nazionali, di controllo e direzione delle crescite.

Questi fattori hanno insieme determinato l’attuale decrescita e la crisi del ceto medio, che non riesce a pagare il mutuo e la scuola dei figli, che va in vacanza a credito, che non compra la macchina, che è finalmente insicuro: della banca, del mercato, del lavoro fisso, delle istituzioni politiche e dei politici. E’ proprio questa sensazione di insicurezza che può determinare un ceto medio più adulto, proprio perché senza famiglia, perché solo: un ritorno alla parsimonia ed alla produzione di beni reali, all’aggiustare prima di buttare. L’invito del nostro ricco presidente del consiglio a consumare di più è semplicemente offensivo per quei milioni di italiani che anche volendo non potrebbero, ed è anche una vetusta ricetta economica.
Occorrerebbe invece risparmiare tagliando il superfluo – ad esempio i troppi alti costi della politica, gli stipendi dei top manager – ed investire in prodotti, in ricerca e sviluppo; finirla con le sirene della formazione ed attivare nuove linee di produzione.
Da troppi anni questo paese è privo di una politica industriale: non c’è da stupirsi se ora è anche privo di industrie.

Gian Piero Joime

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