Barbagli d'intelletto.

La tua vita è la tua vita.
Non lasciare che le batoste la sbattano nella
cantina dell’arrendevolezza.
Stai in guardia.Ci sono delle uscite.Da qualche
parte c’è luce.
Forse non sarà una gran luce ma la vince sulle
tenebre.
Stai in guardia.Gli dei ti offriranno delle occasioni.Riconoscile,
afferrale.
Non puoi sconfiggere la morte ma puoi sconfiggere la morte in
vita, qualche volta.
E più impari a farlo di frequente, più luce ci
sarà.
La tua vita è la tua vita.Sappilo finché ce l’hai.
Tu sei
meraviglioso gli dei aspettano di compiacersi in te.

Charles Bukowski "Il cuore che ride. "

martedì 25 agosto 2009

Quanto chiediamo ai nostri figli.


Bentornati. Come sempre accade in questo periodo non ho molto tempo per scrivere. Riesco tuttavia a leggere e quando trovo qualche spunto di riflessione interessante lo copio nel mio Blog . Come per l'articolo di seguito riportato di Isabella Bossi Fedrigotti pubblicato dal Corriere della Sera. Buona lettura.

IL DIBATTITO
Stiamo chiedendo troppo ai nostri figli?

Una scuola più dura e una sfilza di attività «intelligenti» per riempire le loro giornate. Forse serve una tregua...
Che le scuole medie, scuole dell’obbligo e, dunque, con garanzia quasi assoluta di promozione, fossero l’anello debole del nostro sistema scolastico era cosa nota: fino a oggi lasciavano approdare alle superiori alunni spesso poco preparati, destinati a frequentissime bocciature. Giusto, perciò, intervenire in quei tre anni cruciali durante i quali si finiva per dissipare il tesoretto di formazione ed educazione accumulato nel corso delle elementari, il cui livello è, a detta di tutti, sempre rimasto piuttosto alto.

Stando ai nuovissimi programmi, d’ora in poi ottenere i voti più alti agli esami di terza media sarà molto ma molto più difficile, in proporzione forse anche più difficile che conseguire valutazioni eccellenti alla maturità. Con l’inizio dell’anno scolastico le famiglie si troveranno ad affrontare una scuola (dell’obbligo) che non conoscevano. Una scuola con regole più dure, basate su rigore, impegno e meritocrazia. Un passaggio importante e sicuramente positivo.

Ma l’ansia che prenderà molti genitori è forse un’altra: dal rendimento nello studio al tempo (presunto) libero fuori dalle aule, stiamo forse chiedendo troppo ai nostri figli? La spinta all’eccellenza in tanti campi è in linea con la nuova competitività che contrassegna la società e con un mercato del lavoro globale che non ha più nulla di familiare e di domestico, nulla di rassicurante e protettivo. Regole che molto probabilmente non pochi immigrati di seconda generazione — cinesi in testa— hanno, stando alle cronache scolastiche, già pienamente assorbito. Il che dovrebbe fornire a tutti una ragione in più per riconoscerle e accettarle.

Resta il tormento di una pressione fortissima che costringe ragazzi di undici, dodici o tredici anni a inseguire attività e risultati travolgendo gli spazi di un’autodeterminazione più naturale. La ricerca di un giusto equilibrio passa da una porta strettissima: non sarà facile mantenere una linea saggia, senza sbandamenti. Vengono in mente a questo proposito certe famiglie, residenti soprattutto nelle grandi città, che costringono i figli a una serie di impegni extrascolastici fatti di sport, di studio di lingue, di corsi di ogni sorta, di pressanti allenamenti fisici e mentali che occupano in modo «intelligente» quasi tutte le loro giornate. Un avvocato dei figli — se esistesse — chiederebbe ragionevolezza e tregua ai genitori: quello che conta è far capire ai giovanissimi che la vita è strada sicuramente in salita, ma non va affrontata divorando i tempi di una crescita che ha bisogno di ancorarsi — con lo studio — a poche cose preziose e formative.

Isabella Bossi Fedrigotti

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