Barbagli d'intelletto.

La tua vita è la tua vita.
Non lasciare che le batoste la sbattano nella
cantina dell’arrendevolezza.
Stai in guardia.Ci sono delle uscite.Da qualche
parte c’è luce.
Forse non sarà una gran luce ma la vince sulle
tenebre.
Stai in guardia.Gli dei ti offriranno delle occasioni.Riconoscile,
afferrale.
Non puoi sconfiggere la morte ma puoi sconfiggere la morte in
vita, qualche volta.
E più impari a farlo di frequente, più luce ci
sarà.
La tua vita è la tua vita.Sappilo finché ce l’hai.
Tu sei
meraviglioso gli dei aspettano di compiacersi in te.

Charles Bukowski "Il cuore che ride. "

venerdì 24 dicembre 2010

Natale


Anche quest'anno ho partecipato alla novena natalizia che nella nostra parrocchia si svolge all'alba. In quell'arco di tempo in cui notte e giorno si fondono e lo spirito è propizio alla meditazione. Il nostro parroco ha deciso di proporci ogni giorno uno spunto di riflessione leggendoci alcuni brani tratti da " Meditazioni per la novena del Natale " del Cardinale Mons. Angelo Comastri autore di numerosi testi religiosi tra cui le meditazioni per la Via Crucis su incarico del Papa Benedetto Sedicesimo. Queste parole mi hanno colpito a tal punto che ho deciso di formularvi i miei auguri attraverso una breve antologia degli scritti di questo autore.
Auguro a tutti voi un Santo Natale.
Nicola De Silla


"La bontà di Dio non ha tra gli uomini una vita facile . La storia del rapporto Dio-uomini è segnata da una lotta fino al sangue : una lotta resa possibile dalla debolezza di Dio . E qual'è la debolezza di Dio ?
La debolezza di Dio è la sua bontà ,la sua misericordia , il suo desiderio irrefrenabile di amare e salvare .
Dio infatti è così buono da volere e da rispettare sempre la libertà umana perchè solo nella libertà è possibile l'amore. E la botà di Dio è giunta a concepire l'estremismo dell'incarnazione : Dio si è fatto uomo per tradurre in linguaggio umano il suo amore infinito ."


" Dobbiamo lealmente riconoscere che il Natale di Gesù è uno dei Misteri cristiani a maggior rischi di incomprensione : il Natale infatti viene celebrato in una società secolarizzata che ha inventato l' Anti-Natale consumistico e godereccio. Se ne accorse Curzio Malaparte che a proprosito scrisse : " Vorrei che il giorno di Natale il panettone diventasse carne dolente sotto il nostro coltello ed il vino diventasse sangue e avessimo tutti per un istante l'orrore del mondo in bocca ...Vorrei che la notte di Natale in tutte le chiese del mondo un povero prete si levasse gridando : via da quella culla ipocriti bugiardi andate a casa vostra a piangere sulle culle dei vostri figli. Se il mondo soffre è anche per colpa vostra che non osate difendere la giustizia e la bontà e avete paura di essere cristiani sino in fondo...Questo bambino che è nato per salvare il mondo ha orrore di voi."."

" Come è bello il Natale , è la grande è la bella notizia che noi custodiamo come un fuoco che non deve spegnersi, come una luce che deve illuminarci sempre. In questa notte qualcuno aprirà contento la porta di casa per accogliere un povero. : è la porta di Bettemme , è la porta del cuore di Dio che si è reso accesibile , avvicinabile come un bambino.
Che grande storia che bella storia è il Natle. E' l'unica storia che resiste al tempo. Però mentre noi facciamo festa un pensiero mi ferisce il cuore : fuori è notte e nella notte , anche in questo momento , molti corrono corrono e cercano. Ma cosa cercano ? Cercano la felicità , così dicono , ma inesorabilmente non la trovano e continuano a cercare bruciando bruciando gli anni. Per dirla come Giuseppe Prezzolini : " Eccomi qui alla fine dei miei anni ,solo , stanco , disperato, senza qualcuno che mi dica da dove vengo e dove vado.". Noi cristiani sappiamo che la felicità esiste ed ha un recapito. La felicità si chiama Bettlemme perchè Bettlemme è la casa di Dio Vi prego in ginocchi , vi prego per la vostra felicità : andiamo a Bettlemme , apriamo il cuore ai fratelli,teniamo la mano a chi sta accanto,rendiamo opsitale la nostra casa,il nostro ambiente, il nostro lavoro,il nostro paese,lanostra città ,il nostro mondo. E' soltanto nella via dell'amore che potremo fare l'esperienza di Dio. E in Dio troveremo la pace che ci manca."

mercoledì 13 ottobre 2010

Umanità e Bestialità



Il 12 ottobre è stato un giorno da ricordare. Dopo mesi di lunghe attese e accanito lavoro il primo minatore cileno intrappolato da una frana a 600 metri di profondità ha visto la luce. Ho seguito con interesse la vicenda cogliendo , a mio giudizio , gli aspetti più salienti in un dramma vissuto con compostezza e fede dalle famiglie , con efficenza dai soccorritori , con grande dignità e senso istituzionale dalle autorità politiche . I minatori di San Jose sono diventati i minatori di tutto il mondo adottati da ciascun uomo che crede nella dignità e nella sacralità del lavoro. Non nascondo la mia commozione non appena ho visto le immagini di Florencio Avalos il primo a salire in superficie . Quanta umanità in quegli abbracci , quanta devozione in quegli occhi rivolti al cielo in una preghiera silenziosa di ringraziamento. Spero che tutti possano presto riabbracciare i propri cari e che l'attenzione mediatica abbandoni i toni del reality e continui ad interessarsi delle precarie condizioni di sicurezza con cui lavorano questi eroici minatori.

Purtroppo ricorderemo il 12 di ottobre anche per un'altra vicenda che di dignitoso ed edificante non ha proprio nulla. Io non guardo mai il calcio , non perché lo consideri uno sport indegno , semmai è indegno che la gente si scaldi al punto da porre in essere comportamenti violenti per un rigore mancato o per un fuorigioco non rilevato e poi nella vita vera rimanga del tutto indifferente di fronte agli innumerevoli problemi , questi si gravi , che l'umanità affronta ogni giorno. Tuttavia , per puro caso ieri ho incrociato il canale televisivo che trasmetteva la partita della nazionale. Ho visto quindi quanto stupidi possano essere gli uomini quando non hanno più nulla in cui credere. Quando sovvertono la scala dei valori , quando in loro ha cessato di esistere ogni codice etico , quando l'elemento divino viene maldestramente sostituito da un soggettivismo morale che non risponde a nessun codice. Quanta bestialità in tutto questo. Centinaia di ragazzi che hanno smesso di credere in tutto , persino in loro stessi e navigano nella tempesta della loro vita creando falsi idoli a cui aggrapparsi. Su quella rete sfondata al Ferraris ieri si sono infranti i loro sogni e quelli di chi crede che il relativismo etico possa essere , nonostante tutto , una via per l'emancipazione.


Nicola De Silla

martedì 28 settembre 2010

A te

A te che più delle altre hai conosciuto la sofferenza
A te che in uno scrigno di silenzio hai celato modestia e verità
A te che hai pianto senza vergognarti
A te che quando non hai avuto sicuri approdi
con coraggio ne hai cercati di nuovi
A te che non ti sei arresa al rancore
ed hai avuto per me un sorriso anche se non dovevi
A te che hai convissuto con un difficile paragone
A te che non ami la ribalta ed usi l'ego con parsimonia
A te che questi occhi hanno visto bambina, ragazza,donna
A te che più di tutte mi assomigli
A te che in questo giorno di festa raccogli le tue messi
Va la mia preghiera ed il mio abbraccio amorevole, sincero, eterno.
Che la natura ti riconosca come la più preziosa delle creature
Che gli uomini imparino a guardarti dentro così da capire quanto vali
Ed infine che Dio , padre amorevole, in te possa compiacersi.

giovedì 3 giugno 2010

Lettera di Enzo Bardicchia sui servizi cimiteriali.



Ieri mattina ho ricevuto la telefonata di Enzo . Era piuttosto indignato per la disavventura a cui è stato sottoposto sia lui che i suoi familiari a seguito della morte del suocero. Non mi dilungo sulla vicenda lasciando al testo che mi ha inviato ogni altra spiegazione.A proposito , troverete alcuni omissis . Ho ritenuto opportuno oscurare i nomi dei vari sogetti chiamati in causa che nel testo originale sono ben specificati.

LETTERA AL SINDACO DEL COMUNE DI SANDONACI
PERSONALI RICORDI SUL CIMITERO DEL MIO PAESE
• Il Cimitero e’ un luogo sacro in cui riposano in pace tutti i nostri
defunti.
• Il Cimitero e’ un luogo dove ognuno di Noi ha diritto ad avere assegnato uno
spazio in cui essere sepolto degnamente e riposare per tutta l’eternità.
• E’ severamente proibito profanare, calpestare, rimuovere o comunque non
rispettare l’altrui spazio di riposo eterno.
• I nostri Cari dall’aldilà ci osservano e di tanto in tanto si appaiono nei
nostri sogni.
• E’ doveroso ricordarsi dei defunti portando periodicamente un semplice mazzo
di fiori.
• Quando si entra al Cimitero e’ doveroso “fare silenzio” per non disturbare
il riposo eterno dei nostri cari.
La suddetta cultura, che mi e’ stata tramandata dai miei genitori e con la
quale sono cresciuto sperando di nutrirla fino all’ultimo mio respiro…ogni
giorno che passa la vedo “traballante”. Infatti in queste ultime settimane
sento notizie che disturbano ed offendono quella cultura con la quale molti di
Noi Sandonacesi sono stati cresciuti ed educati.
Caro Sindaco,
con la presente non intendo scendere in polemica con NESSUNO, ma sicuramente
avverto la necessità di dire a tutti: NO A DECISIONI che offendono LA NOSTRA
CULTURA, NO A NORMATIVE, TARIFFE, che mirano a chiedere soldi ai SANDONACESI i
quali pur adempiendo agli obblighi vengono sistematicamente TRASCURATI.
Certamente un’Amministrazione in carica ha il dovere di interessarsi di tutte
le tematiche relative al Cimitero Comunale, ma tutto ciò va fatto in pieno
rispetto sia del Regolamento Comunale di Polizia Mortuaria e sia di quella
volontà popolare che risulta essere maggioritaria. E ascoltando numerosi pareri
mi sembra che la gente all’unanimità dice: “No alle facili e demagogiche
speculazioni sul come gestire le tematiche Cimiteriali”.
Si deve tener conto della volontà popolare…

Questa e' la lettera che ti ho letto in macchina e in seguito
alla quale mi hai chiesto il dettaglio di quanto mi e' accaduto
e che ora ti riferisco:Per poter procedere all'operazione di
sepoltura del defunto bisogna effettuare un versamento di
euro 136,10.
Fatto questo, il giorno della sepoltura, il custode
(...) ti chiede la ricevuta del'avvenuto versamento
per poter procedere all'operazione. Completate le varie
operazioni di chiusura del cofano ci si avvia verso lo
spazio dedicato al defunto; operazione questa che deve
essere effettuata da personale incaricato dall'Amministrazione
comunale. Alle ore 09.15 non vi era presente nessuno e
quindi mi sono interessato ad informare la Polizia Municipale
(Agente ...) sollevando il fatto che non erano presenti
gli addetti all'operazione di sepoltura; l'agente municipale
mi rispondeva che era un problema che si stava ripetendo
continuamente e che provvedeva ad informare il responsabile
di turno. Il custode, che nel frattempo si stava
irritando per la situazione, dato che doveva svolgere
altre mansioni, ci chiedeva una mano per procedere
alla sepoltura e che successivamente si sarebbe
lamentato con l'Amministrazione per quanto accaduto.
L'operazione e' stata fatta da persone volontarie
...... senza rispetto di nessuna regola in materia di
Sicurezza sul Lavoro. Dopo una decina di minuti
dalla sepoltura mi vedo arrivare due operai
della cooperativa (.........) ai quali chiedevo
chi li aveva autorizzati a venire e se era
competenza loro l'operazione di sepoltura.
Mi rispondono dicendo che l'ingegnere comunale aveva
chiesto un favore e che non era competenza loro
la sepoltura, ma data la situazione di evidente
bisogno (il bisogno non era il mio ma della cooperativa
che essendo "incudine deve sottostare al martello")
si sono presentati invano.


Enzo Bardicchia

A ciò si aggiunga pure la vibrata protesta delle confraternite costrette a pagare rilevanti somme per la concessione del suolo pubblico in un breve lasso di tempo.
Io mi chiedo a quale santo dovremmo rivolgerci per avere finalmente un'amministrazione degna di tale nome , che non nasca già morta e sia pronta all'ascolto delle esigenze dei cittadini. Un'amministrazione che non sia solo vorace esattore di tasse e gabelle , incapace di applicare una politica di partecipazione ed inclusione .Costretta per "difetto di lumi " a rimanere inerme al traino dei vari boiardi municipali a cui magari andrebbe ricordato che l'ultima parola su TUTTO attiene alla politica ed al suo primato. Purché naturalmente la si sappia fare.

Nicola De Silla

venerdì 14 maggio 2010

Lettera Di Marcello Taurino


Caro Nicola,
non sono sorpreso tanto da quello che hai scritto e di cui comunque Ti ringrazio, quanto da quello che la gente per strada, dopo il tuo post, mi ha detto quasi meravigliata del fatto che io fossi Tuo Amico. "Certo!" ho avuto più volte modo di rispondere "...sono amico". Il sottoscrritto è amico di chi è stato sempre cordiale, corretto e aperto al confronto. Nel caso Tuo, Nicola, tale confronto è stato sempre diretto alla trasparenza dei rapporti seppur, spesso, nella diversa visione di alcune posizioni. Ma quantomeno ci siamo sempre detti tutto in faccia a differenza di quei politici che hanno utilizzato le nostre candidature, le nostre amicizie amicizie e i nostri rapporti politici per arrivare solo ed esclusivamente a rafforzare le proprie lobbi e i propri interessi personali e non certamente quelli della collettività cittadina. E i risultati si vedono, basta andare in giro per il paese e vedere il degrado. Tra un pò alla gente di Sandonaci leveranno anche la dignità. Ho ritenuto con grande piacere di avvertirTi subito della notizia di Curto perchè ho sempre rispettatto, anche se in una corrente diversa, la persona politica a cui Tu sei molto legato. Ho sempre apprezzato Curto perchè, a differenza di altri grossi politici locali, ha sempre difeso a denti stretti i propri uomini, il proprio
partito, e a differenza dei rappresentanti di Forza Italia che , nel brindisino, hanno sempre preferito mettere in secondo piano gli altri non dando ai propri uomini la possibilità di esprimersi e lasciandoli sempre in balìa degli eventi. Non dimentico come Curto, quando entrambi eravamo candidati sindaci, difendeva la Tua candidatura. Pur non ottenendola comunque è riuscito a portare il risultato ad AN candidando con anche il Tuo consenso una terza persona sulla quale non sprecherò una sola parola perchè dopo la sua candidatura ha pensato bene, dopo l'elezione, a voltare le spalle a Curto aggrappandosi ad altri politici solo per i propri scopi personali. Faccio gli auguri a Curto per la sua entrata in Consiglio regionale e credo, per quanto sopra detto, che chi rispetta i propri uomini dia grande dimostrazione di rispetto per la collettività.
L'Amico Marcello Taurino

mercoledì 5 maggio 2010

Consigliere Regionale.


Amo la politica perché nessuna disciplina adatta all'uomo è più precaria e meno scontata. Chi l'avrebbe detto che a distanza di un mese dalle consultazioni regionali , il fato , prima avverso , avrebbe volto benevolo il suo sguardo su Euprepio Curto.
Quando ieri a tarda sera ricevetti la telefonata del mio amico Marcello Taurino , il più informato di tutti , maestro impareggiabile delle anteprime , non ci volevo credere. " Guarda che è vero " mi disse " Curto è consigliere regionale". Allora via con lo zapping sulle tv locali per trovare conferme alla notizia ricevuta. Mi bastò contemplare il viso di Pietro Iurlaro su Telerama per capire che era tutto vero. Faccio i miei migliori auguri a Uccio affinché affronti con la caparbietà che lo ha sempre contraddistinto questo nuovo impegno istituzionale . E mi auguro che lo svolga attingendo al patrimonio culturale da cui entrambi proveniamo e che non è affatto incompatibile con la nuova area in cui milita. Dice infatti Riccardo Parisi : "Perché poi essere conservatori non significa restare legati a ciò che è passato, ma vivere in ciò che è sempre. Per questo il conservatore non è un reazionario, ma un uomo inquieto che combatte per difendere ciò che ama".
Di nuovo auguri.



Nicola De Silla

venerdì 16 aprile 2010

Appel à la vérité.


Ho firmato l'" Appello alla verità" lanciato in Francia da alcuni intellettuali a difesa della Chiesa e del Pontefice da giorni sotto un attacco mediatico che , pur partendo da obiettivi e deprecabili fatti di cronaca , ha assunto i caratteri della strumentalità e la fazione. Il testo redatto in francese inizia così : " Les affaires de pédophilie dans l’Église sont, pour tous les catholiques, une source de peine profonde et de douleur extrême. Des membres de la hiérarchie de l’Église ont eu, sur certains dossiers, de graves manquements et dysfonctionnements, et nous saluons la volonté du pape de faire toute la lumière sur ces affaires.". Ammette dunque senza esitazioni o reticenze gli efferati reati ( e peccati ) di cui alcuni prelati si sono macchiati , ed evidenzia altresì le " defaillances" dei loro superiori. Tuttavia rifiuta il clima di caccia alle streghe che alcuni grandi giornali americani ed europei tentano smodatamente di instaurare. Si afferma infatti : " Tout en redisant notre horreur devant le crime de prêtres pédophiles et notre solidarité envers les victimes, nous appelons les médias à une éthique de responsabilité qui passerait par un traitement plus déontologique de ces affaires. Les phénomènes d’emballement médiatiques ne sont pas réservés, et de loin, à l’Église ; mais nous sommes fatigués et meurtris de cet emballement-là. Nous pensons à tant de prêtres qui portent avec courage, et parfois dans la solitude, le message du Christ.".
Per chiunque volesse aderire : www.appelaverite.fr

mercoledì 7 aprile 2010

Rabbia


Annebbiati i sensi
batto col martello della rabbia
l'incudine della realtà.

Voglio trasformarla
voglio cancellarla.

Porto indietro i mie ricordi
a quando la tua presenza
discreta , mai invadente mi bastava.
Poche parole e molti sguardi.

Griderei se servisse
Piangerei se bastasse
Mi riesce meglio combattere

Ma ho ancora i tuoi occhi
Faro di salvezza
Pozzo di sapienza
Sorgente di speranza

Nicola De Silla

martedì 6 aprile 2010

Dedicato a chi si illude di essere di destra solo perché una tessera di partito glielo fa credere.


C’è destra e destra. C’è la destra grattacielara di Roberto Formigoni e Letizia Moratti, la destra in Chanel di Stefania Prestigiacomo, la destra alla moda omosessualista di Mara Carfagna, la destra opportunista e nichilista di Gianfranco Fini, la destra che entra negli antichi borghi in Suv neri e lunghi come carri funebri, sul sedile posteriore il labrador da pubblicità e il bambino con gli occhi azzurri pure quello da pubblicità, magari comprato nei laboratori della fecondazione eterologa o strappato dall’utero di una nuova schiava con due figli piccoli e il marito scappato con un’altra, la destra ingioiellata che invoca leggi severe contro scippatori e rapinatori ma a sentir parlare di pena di morte si ritrae come una lumaca nel guscio, perché l’Europa non vuole, la destra spaventata dai maomettani in preghiera in piazza Duomo a Milano che però il giorno dopo anziché a messa è andata al centro commerciale e al multisala, la destra che si commuove quando c’è l’inno nazionale e poi ordina champagne, la destra che non ha una lingua sua e per dire stranieri dice “extracomunitari” e per dire omosessuali dice “gay”, tale e quale la sinistra, la destra che invece di fare figli va in vacanza, che invece di leggere guarda la televisione, che invece di comportarsi virilmente va dall’avvocato, la destra delle villette a schiera, la destra che colleziona orologi, la destra che dice “weekend” e poi addirittura li fa, la destra che ci tiene alla tradizione e che la tradizione sarebbe l’albero di Natale in giardino e il panettone in tavola, la destra dei ristoranti di pesce di mare sul lago, la destra del tonno scottato e dello Chardonnay, la destra che per dire limetta dice “lime”, la destra che per dire ateo dice “laico”, la destra che dice “ok”, la destra che chiama Croazia la Dalmazia, la destra che manda il figlio unico a studiare all’estero, la destra che divorzia e si mette con le slave e le sudamericane, la destra che dice “centrodestra”, la destra che va alle mostre pensando che siano arte, che siano bellezza, la destra che a vent’anni punta alla laurea e a cinquanta alla pensione, la destra degli occhiali da sole firmati… Io con questa destra dall’egoismo infantile e senile, talpesco, cieco, con questa destra di ciucci presuntuosi, come si dice a Trani, con questa destra di furbi fessi non voglio avere nulla a che fare. Ho sempre sospettato l’esistenza di due destre ma la cosa mi si presentò in tutta la sua evidenza solo all’alba degli anni Zero, quando conobbi a Parma una giovane donna, benestante e politicante, eletta nelle liste di un partito che usurpava la nobile parola di nazione.

Bene, anzi male, quella femmina parmigianissima sfoggiava in contemporanea un foulard e una borsa Burberry, il quadrettato della perfida Albione che fino a quel giorno credevo disegnato in esclusiva per le signore rotariane della provincia più remota. Con uno sguardo capii che: 1) Parma non era più Parma (finita per sempre quell’eleganza peculiare, composta di motivi e colori che già nella vicina Reggio apparivano esotici); 2) le due destre non condividevano nemmeno più il guardaroba (da una parte la destra capace di pagare per pubblicizzare marchi alieni, dall’altra quella che non lo farebbe nemmeno se pagata). Poco dopo lessi “Di padre in figlio” di Marcello Veneziani e scoprii che Augusto Del Noce aveva pensato a una “destra morale” da contrapporsi alla “destra economica”. Fuochino, fuocherello: il filosofo cattolico era arrivato vicino alla fiamma senza però catturarla. Eviterò di criticare chi non può controbattermi e per giunta ha avuto un figlio, Fabrizio, che sfoggiando cachemire pastello e rombanti Ferrari è la caricatura della forma di destra contro cui si è battuto suo padre.

Da “destra morale” a “destra moralista” il passo è abbastanza breve e in poche mosse si finisce dalle parti della destra più demagogica e bavosa, che pur di evacuare il proprio risentimento è disposta a militare nello schieramento avverso, insomma la destra di Antonio Di Pietro e della sua Italia degli invidiosi. E poi a fare gli etici sono capaci in tanti, quasi tutti. Basta non credere in niente, o in varianti del niente come la Costituzione o la coscienza, e si può pronunciare “etica” con onanistico compiacimento, facendosela girare in bocca come un Brunello di Montalcino riserva 1988. La cosiddetta “etica laica” funziona solo negli editoriali, nella realtà non può reggere un condominio e figuriamoci un popolo. Che sostegno può offrire un qualcosa che a sua volta, è privo di fondamento? Il barone di Münchhausen scampa alle sabbie mobili tirandosi per i propri capelli, che favola meravigliosa, forse anche troppo suggestiva se ai nostri più pensosi soloni, Eugenio Scalfari e Claudio Magris tanto per dirne due, è apparsa trasferibile nella vita quotidiana. Non esiste causa incausata che non sia Dio, né morale efficace che non sia religiosa, dove per morale efficace intendo un insieme di norme capace di vincolare senza dover mettere un poliziotto a guardia di ogni cittadino e un avvocato a guardia di ogni poliziotto.

Tornando a Del Noce inteso come Augusto, anche la definizione di “destra economica” è fuorviante. Come se l’altra destra fosse antieconomica, magari pauperistica. E’ sbagliato dare l’idea che da una parte esistano gli spiritualisti, poveri sognatori, e dall’altra i materialisti, gente pratica. E’ sbagliato concedere l’esclusiva della materia, della carne, a miscredenti che in quanto tali non sanno nemmeno usarla: solo chi ama il Dio incarnato può dare al corpo un grande valore. Nelle ultime righe ho nominato Dio due volte, non invano perché sto avvicinandomi al cuore di questo libro. La destra divina. Meravigliosa definizione ricavata da “Saluto e augurio”, poesia finale e perciò testamento di Pier Paolo Pasolini. Il poeta friulano-bolognese-romagnolo-romano la scrisse poco prima di essere ucciso, o di farsi uccidere (secondo la teoria che Giuseppe Zigaina ha formulato in alcuni libri affascinanti e piuttosto convincenti). Versi da brivido, dichiaratamente terminali: “E’ quasi sicuro che questa è la mia ultima poesia…”. Versi che si concludono in modo ancora più esplicito, con un passaggio di testimone: “Hic desinit cantus. Prenditi tu, sulle spalle, questo fardello…”. Scusate, ogni volta che arrivo a questo punto mi salgono le lacrime agli occhi. Adesso mi riprendo. “Prenditi tu questo peso, ragazzo che/ mi odii: portalo tu. Risplende nel cuore. E io camminerò leggero, andando/ avanti, scegliendo per sempre/ la vita, la gioventù”. Qui devo fare davvero molta fatica a non piangere.

Se nel Ventunesimo secolo c’è ancora qualcuno che considera Pasolini un autore di sinistra, è qualcuno che non lo ha mai letto. Un vecchio vizio, collocare gli scrittori in base al sentito dire. Antonio Tabucchi alla fine del Novecento inventò per i clienti delle librerie Feltrinelli un Fernando Pessoa sincero democratico. Lo scrittore portoghese era semmai il contrario, un sebastianista ovverosia un monarchico che mitizzava il re Sebastiano I e criticava il dittatore Salazar in quanto colpevole di avere instaurato un regime non abbastanza elitista, ma girare la frittata riuscì facile, coi lettori ignoranti e boccaloni che ci sono in giro: bastò pubblicare le opere innocue e seppellire nell’oblio i titoli minacciosi, innanzitutto il nerissimo “L’interregno. Difesa e giustificazione della dittatura militare in Portogallo” e poi “Messaggio”, visionario, quasi delirante nel suo patriottismo da febbre alta. Questo libro del 1934 contiene qualcuno dei versi più destrodivini che mi siano capitati sotto gli occhi: “Pieno di Dio, non temo ciò che verrà,/ perché qualunque cosa avvenga, non sarà mai/ più grande della mia anima”. E’ la descrizione di un uomo che riconoscendo di essere piccolo si innalza, sfidando la storia sotto l’usbergo del suo Signore. Con Pasolini l’operazione mistificatoria si presentò un filino più difficile, se non altro per la maggiore accessibilità dei testi. Perfino un critico letterario non troppo acuto come Asor Rosa, uno che d’estate va a Capalbio, sgamò la reale natura del nostro eroe: “Egli scambia se stesso, letterato decadente e palesemente conservatore, per uno scrittore progressista”. Solo che l’autore de “L’usignolo della chiesa cattolica” non si sbagliava affatto, lo sapeva benissimo di essere un reazionario e per questo sosteneva i comunisti, unica vera opposizione alla Democrazia Cristiana colpevole di aver favorito il boom economico e quindi la modernizzazione, la mutazione, la scristianizzazione.

In una fase iniziale il Partito comunista con la sua morale austera gli sembrò poter concedere qualche altro anno di vita all’amatissima arcadia friulana, al dialetto, alla civiltà contadina. Ben presto si rese conto che era un’illusione. Comunque Pasolini non sovrappose mai il comunismo, in fondo un’eresia cristiana, con la sinistra, che di cristiano non aveva nemmeno l’origine, e questa distinzione divenne plateale nel ’68 quando in occasione degli scontri di Valle Giulia prese le parti dei poliziotti contro gli studenti. Non voglio però descrivere la traiettoria intellettuale pasoliniana, mi limito al punto zenitale costituito dalla poesia-testamento che per un verso somiglia alla “Lettera Rubata” di Edgar Allan Poe: invisibile perché in mostra. Pasolinologi, pasoliniani e pasolinisti sembra che non l’abbiano mai letta, nonostante il suo valore di ricapitolazione, lascito e svelamento di una vita straordinaria, e nonostante le ripetute pubblicazioni. Io l’ho trovata all’interno di un libro in catalogo, “La nuova gioventù”, e pubblicato da Einaudi, non dall’ultima delle tipografie. Niente da fare, non c’è peggior cieco di chi non vuol vedere. Capisco che avendo di Pasolini una certa idea (sbagliata) a pagina 255 ci sia da rimanere traumatizzati. A fine volume e a fine vita ecco un congedo che ribalta la prospettiva, che illumina a giorno un passato in chiaroscuro. I versi di “Saluto e augurio” sono in friulano e in italiano (la traduzione è dell’autore che giustamente non si fidava dei traduttori) e inequivocabili: “Difendi, conserva, prega!”. Accidenti. “Difendere, conservare, pregare”. Insiste. “Tu difendi, conserva, prega”. Ripete tre volte la triplice esortazione, si capisce che gli sta molto a cuore e che teme l’ottusità dell’interlocutore, un giovane fascista anni Settanta, e dei posteri. Nella poesia c’è dell’altro, parole che smentiscono l’arruolamento tra le file del cattocomunismo o di un cristianesimo informe e protestantico. “Ma in Città? Ascolta. Là Cristo non basta. Occorre la chiesa.” (C’è Pasolini che si dichiara cattolico romano). “Porta con mani di santo o soldato l’intimità col Re”. (C’è Pasolini che si dichiara monarchico). Se non siete convinti andatevelo a leggere… Poi c’è la definizione che ho preso come gli staffettisti prendono il testimone, però senza quella fretta e non per vincere ma per portarlo un poco più avanti e trasmetterlo a chi verrà: “Destra divina che è dentro di noi”. Ecco, vorrei mostrare ciò che è dentro di noi, in prosa anziché in poesia, svolgendone le intuizioni e aggiungendovi del mio. Se “Saluto e augurio” è un manifesto io comporrò un manifesto e mezzo.

Che cos’è la destra divina? Pasolini scrive che è difendere, conservare, pregare. I primi due verbi sembrano sinonimi però “difendere” implica più impegno di “conservare”. E’ implicita una dose di rischio: se è necessaria la difesa significa che qualcuno sta perpetrando un’offesa. “Difendi i campi tra il paese e la campagna, con le loro pannocchie/ abbandonate. Difendi il prato/ tra l’ultima casa del paese e la roggia”: quello pasoliniano è il grido di un creaturale se non di un creazionista, di un uomo che rispetta ogni filo d’erba perché sa che di ogni filo d’erba non è proprietario ma usufruttuario, e che ne dovrà rispondere. Come si difendono il campo e la casa e il paese e la roggia? Non so Pasolini ma un santo concreto come Bernardo di Chiaravalle si preoccupa di lasciare libere le mani del difensore: “Quando uccide un malfattore, non deve essere reputato un omicida ma, per così dire, un malicida”. E con quali strumenti si attua la difesa?

Quando diventerò ricco (la narrativa necessita di ozio) scriverò un romanzo ambientato a Brescia con un protagonista amante della caccia e dei fucili, nel frattempo ritengo non siano indispensabili le armi da fuoco. Sono utili, certo, e sulle orme di Cesare Beccaria (altro pensatore frainteso) sono favorevole al loro libero acquisto, mentre in via subordinata ricordo la fionda di Davide e riporto i suggerimenti di almeno un paio di autori meno divini eppure non meno destri di san Bernardo: Nicolás Gómez Dávila (“La civiltà è un uomo armato di frusta tra animali famelici”) ed Ernst Jünger (“L’inviolabilità del domicilio si fonda sul capofamiglia che si presenta sulla soglia di casa brandendo la scure”). Più del calibro conta la buona volontà. Nella destra profana, nel centro accidioso e in qualche pezzo di sinistra non del tutto privo di senso della realtà la legittima difesa gode sì di una stentata cittadinanza ma viene intesa come diritto. Solo la destra divina la stabilisce in dovere. Soltanto l’imperio della legge, beninteso una legge divinamente fondata, può garantire l’ordine che protegge il debole, sostiene il povero, rassicura il vecchio, conforta il malato. L’anarchia può far comodo a vent’anni, specie se hai in tasca la carta di credito di papà.

A settanta oppure ottanta, in un ospedale pubblico, c’è solo da sperare che i regolamenti siano rispettati con scrupolo: che gli amministratori non siano corrotti, che in mensa non si riciclino cibi scaduti, che l’infermiera non tralasci i degenti per guardare la televisione, che il chirurgo non inserisca protesi difettose ai malati senza parenti influenti. “Nessuno è buono” dice Gesù Cristo. E’ pertanto divino, oltre che ragionevole, credere nel peccato originale e di conseguenza nell’educazione, nella civilizzazione, mentre è diabolico, oltre che stupido, confidare nel buon selvaggio. La destra divina sa che le colpe sono dell’uomo, non della società, e che l’inferno è pieno. Pensa che l’egoismo non sia un diritto e di conseguenza che divorziare non sia un diritto, abortire non sia un diritto, adottare un bambino se lesbiche non sia un diritto, parcheggiare sul marciapiede non sia un diritto, sfrecciare con auto e moto rumorose sotto le finestre di chi dorme non sia un diritto, pisciare sotto i portici di Bologna non sia un diritto, riempire i muri di scritte non sia un diritto, coprire le chiese di megaposter non sia un diritto, costruire un palazzo di sette piani in centro storico o sulla riva del mare non sia un diritto. Cattivi maestri fanno credere ai ragazzi che tutto sia loro dovuto, formando generazioni di frustrati siccome nella vita il dovere spinto fuori dalla porta dell’ideologia rientra immancabilmente dalla finestra sulla realtà.

A un ragazzo bisogna spiegare che nemmeno suicidarsi è un diritto: prima devi studiare la “Divina Commedia”, perché hai un dovere verso Dante, prima devi lavare i piatti, perché hai un dovere verso tua madre, prima devi innaffiare il basilico, perché hai un dovere verso il desco familiare, prima devi andare a trovare la nonna o il tuo amico ammalato e devi farlo in bicicletta, perché hai un dovere verso la città, e poi, e poi ne riparliamo. No, non solidarizzo con gli aspiranti suicidi, “solidarietà” è parola che mi causa il voltastomaco, profuma di tasse, ruberie e bugie, mi piacerebbe percepire la parola “fraternità” e il sentimento di essere fratelli, figli dello stesso padre. Ma perché la destra divina è più umana? Non perché più indulgente o sensibile ma perché orante. Se conservare e difendere è anche degli animali, penso allo scoiattolo che nella tana accumula noci per l’inverno e morde se qualcuno si intrufola per prenderle, pregare è un’esclusiva degli uomini. Gli scoiattoli non pregano. Io diffido degli uomini che non pregano: o sono presuntuosi o sono disperati, in entrambi i casi sono pericolosi perché capaci e incapaci di tutto. In particolare le donne che non pregano mi fanno impressione, più le guardo più mi appaiono bestie, mi sembrano grossi scoiattoli depilati.

E io che sono un uomo semplice, dall’orizzonte erotico limitato, non capisco la zoofilia. La crescente miscredenza trascina con sé un crescente vegetarianesimo, moderno surrogato dei digiuni mistici. Le signorine che per tutto l’oro del mondo non mangerebbero il macinato crudo di cavallo, specialità di Parma da me divorata con gioia e bramosia (venerdì esclusi), pensano di essere ultraspirituali. Errore, è come se volessero insegnare lo spirito allo Spirito: Dio incarnato mangia pesce arrosto (Vangelo di Luca 24, 41-43), non si limita alle verdurine. “Non sono un grande uomo, semplicemente credo in grandi idee” disse un presidente americano. La destra divina non è migliore perché rispetta il Decalogo, è migliore perché nel Decalogo crede. Il vitello è succulento e l’oro è scintillante, l’essenziale è mantenerli separati: il vitello d’oro oltre che abominevole è incommestibile, oltre che incommestibile è cannibale e questo risulta più flagrante oggi che al tempo del Sinai, nei nostri giorni in cui da ogni pulpito profano si intima all’uomo di inginocchiarsi di fronte alla Tecnica.


di Camillo Langone

Tratto da un articolo del Foglio Quotidiano

giovedì 1 aprile 2010

Analisi del voto.


Trascorsa ormai la buriana elettorale e sedimentati a sufficienza tutti gli elementi di emotività che questa implica , mi azzardo ad effettuare un'analisi , la più obiettiva possibile sulla dinamica del voto a San Donaci.
Il primo elemento da valutare è la schiacciante affermazione del candidato Vendola sugli altri. Egli infatti riesce ad ottenere quasi il doppio dei voti del suo diretto avversario Palese ed il quadruplo della Poli Bortone.
Ma non si tratta del solo fattore che descrive una netta preponderanza dell'elettorato di centro-sinistra. Se infatti valutiamo i voti di lista ci rendiamo conto che la dinamica è la stessa. Il PD doppia il PDL e la coalizione che sostiene il " poeta " è preponderante rispetto a quella che tifa per lo " stacanovista".
E qui troviamo la prima evidente discrasia con la media regionale. Difatti mentre Vendola vince in tutta la Puglia il PDL rimane il partito di maggioranza staccando di molte lunghezze il PD. Non a San Donaci dove invece il precipizio del centro - destra sembra non avere fine. E fanno pure finta di nulla.
Risultato in linea con il resto della Puglia per il centro. Una sufficienza appena meritata che , tuttavia , non può lasciare entusiasti specie se la si raffronta ai numeri usciti dalle urne meno di un anno fa. Perché ? Sarebbe il caso che su questo dato si riflettesse a lungo senza commettere l'errore di sottovalutarlo. Ma se l'area di centro deve meditare , il PDL ( o sarebbe meglio dire quel poco che ne rimane ) deve disperare essendo in questo caso molto al di sotto dei parametri degli altri comuni. E tanto per aggiungere ulteriore grigiore ad un già fosco panorama credo che alcuni problemi di chiarezza e di eccessiva rissosità , che magari in un primo momento sono stati anche utili al procacciamento di voti nell'ambito dei cosiddetti Democratici , dovranno essere affrontati e risolti a meno che non si voglia tornare prima dei tre anni alle urne per eleggere un nuovo sindaco. L'unica area che può davvero cantare vittoria è quella legata agli ambienti dell'estrema sinistra che cresce notevolmente dimostrando un inusitato entusiasmo che tuttavia presto sarà destinato ad infrangersi contro la più pragmatica arte del buon governo.

martedì 30 marzo 2010

RISULTATI A SAN DONACI

VOTI AI CANDIDATI PRESIDENTI

PALESE 1.203

VENDOLA 2.111

POLI BORTONE 387

RIZZI 12


VOTI ALLE LISTE

PDL 520

BONINO PANNELLA 3

PD 1097

I PUGLIESI 95

S e L 431

PUGL. PER VENDOLA 100

PIONATI 16

ALT. COM. 10

SINISTRA E VERDI 145

PENSIONATI 13

UDEUR 6

IDV 164

UDC 174

PUGLIA PDT 554

IO SUD 111



I PIU' VOTATI

PDL FRIOLO 128

PD MONTANARO 275

I PUGLIESI PER PALESE DI DONNA 62

SEL MATARRELLI 133

LA PUGLIA PER VENDOLA CESARIA 32

SINISTRA E VERDI MASSARO 69

IDV MASSARI 94

UDC CURTO 100

LA PUGLIA PDT STURDA' 453

IO SUD CURIA 43

venerdì 26 marzo 2010

Dichiarazione di voto.


Questa campagna elettorale che ormai volge al termine è stata anomala sotto molti punti di vista. Per i suoi caratteri generali con l'indicazione dei candidati alla presidenza fatta quasi allo scadere del tempo utile viste le difficoltà a trovare una sintesi da parte di tutte le coalizioni. Per me in particolare visto che problemi seri di carattere familiare mi hanno impedito di scendere nell'agone politico come avrei voluto. Ma nonostante tutto a poche ore dall'apertura delle urne faccio la mia dichiarazione di voto spiegandone le motivazioni. Sceglierò la coalizione guidata dalla candidata Poli Bortone attribuendo la mia preferenza al Sen. Uccio Curto. Preferisco la Poli Bortone per affinità di idee e sentimenti che mi legano alla persona non da ieri. Ammiro il suo carattere di ferro e la determinazione nelle azioni che ne conseguono. Condivido il principio che non tutte le battaglie debbano essere fatte per vincere ma anche per testimoniare un'autenticità di vedute che , sono convinto , darà i suoi frutti nel medio periodo. Sono come lei del parere che alcuni valori autenticamente fondanti di una destra liberale , moderna , depurata della logica machiavelliana del potere, possano trovare dimora anche ( o forse solo ) in un'area che non sia necessariamente quella del carrozzone PDL. Considero necessario porre un argine alla tracotanza ed alla prepotenza di una classe dirigente locale che a tutti i livelli intermedi cerca di soffocare il merito a vantaggio della mediocrità e della dogmatica adesione ai capricci del capo. Scriverò poi sulla scheda elettorale " Curto " perché conosco l'uomo da una vita. So quanto sia infaticabile e disponibile . Quanto vicino al mio paese sia sempre stato a volte bivaccando con me e con altri amici in interminabili riunioni notturne che avrebbe potuto anche evitare , come d'abitudine fanno i suoi colleghi. Lo faccio perché anch'egli come me ha bevuto dall'amaro calice dell'ingratitudine spendendosi per uomini e donne che si sono nel tempo dimostrati inetti , cinici privi di ogni barlume di riconoscenza. Lo scelgo perché conosce bene il territorio e le sue esigenze , perché il suo telefono non è mai spento ( con eccezione per la durata della consueta partita di tennis ) ed il suo numero conosciuto da tutti. Lo sosterrò anche questa volta perché ho avuto modo di constatare come la gente continua a guardarlo ed a rivolgersi a lui numerosa nonostante gli incidenti di percorso che ha dovuto subire. Lo difendo perché uomini che hanno commesso vere nefandezze per questo territorio siedono ancora sugli scarnni più alti della politica e non hanno mai subito alcun tipo di linciaggio morale a cui lui invece è stato sottoposto da parte di coloro i quali , di destra e di sinistra , a parole si definiscono garantisti salvo poi stringere il cappio della forca appena ne hanno la possibilità . Mi spenderò per lui perché chi lo conosce sa bene che lo slogan che ha scelto " La politica è passione " rispecchia davvero il suo pensiero e non è una mera trovata pubblicitaria. Ricordo ancora quando durante una cena fatta insieme , in un periodo tra i più bui della sua vita politica , mi disse con gli occhi colmi di lacrime che non uscirono : " Vedi Nicola io amo tanto la politica che per essa sarei disposto a fare debiti ". Lo faccio infine perché mi sforzo di esser un uomo di valori e tra questi tengo in gran conto l'amicizia e lui è mio amico. In bocca al lupo Uccio spero con tutto il cuore che tu vinca . Nessuno più di te se lo merita.

Nicola De Silla

giovedì 25 marzo 2010

Risposta al sindaco Serio


Prima di rispondere alla missiva del sindaco ho voluto leggerla e rileggerla diverse volte non tanto per la complessità della prosa quanto per il suo contenuto che per certi aspetti mi pareva inverosimile. Nonostante questo esercizio interpretativo il mio giudizio non è cambiato. Il dr. Serio ha voluto ribattere al mio articolo non dico senza averlo letto , ma quantomeno senza averlo fatto con la dovuta attenzione. Egli utilizza metà del suo testo per spiegarmi la differenza tra impianti maggiori o minori ad un Megawatt di potenza assoggettati ad una diversa disciplina normativa. Lezione inutile dato che proprio il sottoscritto lo aveva ben evidenziato come probabile ma non certo mezzo di elusione della disciplina più stringente che regola proprio i grandi impianti. Poi passa ad elencare la politica messa in atto dalla sua squadra individuata in due punti. La redazione di un regolamento comunale restrittivo e la precisazione , quasi fosse un merito , di non aver firmato nessuna convenzione in merito ad istallazioni fotovoltaiche ed eoliche. Se avesse letto meglio quanto io ho scritto si sarebbe facilmente accorto che la mia critica era rivolta solo ed esclusivamente alla mancanza di iniziativa politica ed amministrativa nei confronti dell'impianto o degli impianti che stanno sorgendo in via San Pancrazio e non per le altre realizzazioni per le quali anzi evidenziavo una diversità di trattamento e di fiscalità nel metodo e nelle procedure. E non serve affatto dire genericamente " Ti assicuro che la nostra amministrazione sta mettendo in atto tutte le iniziative possibili, presso tutti gli enti competenti, per verificare la legittimità di ciò che sta accadendo " Ma quali sono gli enti competenti ? Sbaglio o il primo di essi è proprio il Comune di San Donaci di cui il Serio è il capo ? Perchè allora mi chiedo al di là di generiche assicurazioni non una delibera di giunta o di consiglio è stata promossa dalla maggioranza a tutela del nostro migliore paesaggio ? Ma non basta . Il sindaco cade in una seconda e più evidente contraddizione quando afferma che :"Naturalmente, trattandosi di DIA per le quali il comune di San Donaci, a mezzo di un proprio dirigente, ha già firmato una convenzione, converrai anche tu che si tratta di una materia per la quale è necessaria una certa prudenza." Questo per l'impianto in via San Pancrazio. Qualche riga dopo invece riferendosi alla centrale della Italgreen afferma : "A parte il fotovoltaico di Italgrin per il quale il comune aveva già firmato una convenzione (questa amministrazione ha solo cambiato i contenuti)". Quindi se ho ben capito per il primo non si può fare nulla in quanto la procedura è stata firmata da un dirigente comunale , per il secondo si è potuto intervenire e cambiare in corso d'opera la convenzione nonostante anche questa sia stata firmata da un dirigente. Lascio ai lettori il giudizio finale . Aggiungo solo un'ultima chiosa. La ditta Italgreen in forza della convenzione dovrà pagare al nostro Comune diverse centinaia di migliaia di Euro che presumo saranno utilizzate per il bene della collettività , ma la ditta o le ditte di via San Pancrazio che occupano più o meno le stesse superfici cosa pagheranno ? Ve lo dico io niente o quasi. Infine il sindaco in conclusione della sua opera manoscritta si abbandona ad elogi di trasparenza e coerenza del suo operato sia politico che amministrativo invitandomi a confrontarlo con il mio che evidentemente a suo giudizio non possiede le stesse caratteristiche. Intanto vorrei che mi si spiegasse quale trasparenza e coerenza amministrativa esiste nell'avversare un'opera come la vasca di raccolta delle acque depurate che illegittimamente e ripeto illegittimamente il Comune riversa nel canale di Bonifica e nel contempo trattare con evidente distrazione un ecomostro come quello che vedrete sicuramente realizzato sulla via che ci porta al mare. Quanto poi , e mi avvio alla conclusione , alla coerenza politica vorrei precisare solo una cosa per me di assoluta rilevanza. Ho sempre agito in piena armonia con i miei principi e le mie idee a volte con la soddisfazione di vederle riconosciute a distanza di anni dalla storia e dalle dichiarazioni di certuni politici di caratura nazionale ( basta leggere quello che dice oggi Fini e quello che affermavo io un anno fa sul PDL ) . Una coerenza dunque non facile per la quale ho pagato prezzi molto alti ma non me ne curo. Una coerenza sempre mantenuta a titolo gratuito e mai oneroso non essendo stata quest'ultima in nessun caso corroborata , come invece spesso accade , da aiutini di qualsivoglia natura.


Diceva il filosofo austriaco Ludwig Wittgenstein : " Si potrebbe fissare un prezzo per i pensieri. Alcuni costano molto, altri meno. E con che cosa si pagano i pensieri? Credo con il coraggio. "


Nicola De Silla

martedì 23 marzo 2010

Intervento di Marcello taurino.


Ho ricevuto una e-mail dal dr. Marcello Taurino con richiesta di pubblicazione. E' superfluo ribadire che ogni contributo di idee , purché garbato e non offensivo , troverà ospitalità in questa piazza virtuale.


Voglio innanzitutto esprimere un pensiero. Ritengo che, oramai a due
anni dalle elezioni comunali, sia totalmente inutile e improduttivo
continuare ad attribuire ancora responsabilità ad una amministrazione
non più in carica e ritengo ancora più inutile rimarcare dissidi
personali dopo che il gruppo di Nicola de Silla era stato, dall'allora
segretario del PD e dall'attuale Sindaco, insieme al sottoscritto
ed a d altri, contattato per fare un'unica lista per il bene del paese.
Sarebbe ora che l'attuale amministrazione comunale prendesse coscienza
del proprio esistere e si assumesse a pieno tutte le responsabilità
amministrative che hanno costituito la ragione della sua elezione.
C'è poco spazio qui per la poesia...Una buona amministrazione
acomunale non può continuare ad attribuire colpe, errori, inefficienze
alla passata poichè il suo compito fondamentale è oggi quello di
programmare e realizzare.Sentire sempre dire che si sta "aggiustando
il passato", dopo due anni, credo che non onori nessuno e si offenda
la dignità dei cittadini e dei politici perchè si sa che non è così.
Entrando nel merito del discorso fotovoltaico, penso che ancora
una volta il problema sia politico.Non comprendo innanzitutto come
mai gli stessi soggetti che oggi sono divenuti maggioranza,
non molto tempo fa erano accesi sostenitori della tesi secondo cui,
la eccessiva proliferazione di pale eoliche e tutto ciò che riguardava
energia alternativa, andava guardata con sfavore a causa dell'impatto
ambientale, a causa della violenza operata sui nostri terreni,
pubblicando manifesti con foto del presunto scempio che si andava
delineando.E l'attuale assessore alle attività produttive e all'energia
alternativa era uno di quei protagonisti delle iniziative a tutela del territorio.Oggi si parla pochissimo di quest0argomento che, in campagna elettorale,era divenuto la bandiera in negativo della vecchia
amministrazione e che l'attuale avrebbe dovuto rivedere il tutto.
Dico questo perchè è sotto gli occhi di tutti lo scempio che si sta
realizzando con il quotidiano sorgere di impianti fotovoltaici.
Innanzitutto si sta svendendo a società, anche straniere, il nostro
territorio e non solo terreni incolti e pietrosi, ma anche terreni
fertilissimi adibiti sin pochi anni fa a colture fondamentali per
la nostra agricoltura. In secondo luogo si stanno gettando le basi
per un nuovo fenomeno di latifondo: fra dieci anni avremo sul nostro
territorio la presenza di società proprietarie di migliaia di
ettari di terreno. Ch detterà le regole? chi saranno i nuovi padroni
della terra sandonacese e salentina? Non dicevano il sindaco e l'attuale
assessore alle attività produttive che avrebbero favorito e tutelato
l'agricoltura di Sandonaci?Bene non sono quelli i terreni, come in via San Pancrazio, da consegnare in pasto alle società assetate del nuovo business.
In ultimo va detto che effettivamente si sta togliendo al paese una
delle viste più belle del nostro paesaggio.Ciò che io dico ora, è
quanto già sostenuto dal vecchio gruppo consiliare di opposizione
nella persona di Liliana Fina, la quale aveva le stesse perplessità
che io manifestavo prima come consigliere di opposizione
ed oggi come semplice cittadino.Ricordo male o la sig.ra Liliana Fina
appartiene al gruppo dell'attuale Sindaco il quale ha sempre
annunciato di voler coinvolgere tutta la cittadinanza sull'argomento
fotovoltaico prima di qualunque iniziativa? Oggi,perchè di tutto
quello fatto dalla vecchia amministrazione non vale niente e va
tutto revocato tranne le iniziative sulle energie rinnovabili?
Perchè questo improvviso e quanto mai sorprendente silenzio?
Caro Nicola non capisco perchè tanto astio del Sindaco nei tuoi
confronti in considerazione del fatto che quest'ultimo avrebbe
dovuto vedere di buon occhio il Tuo intervento sulla questione
e visto che un problema sollevato da un cittadino dovrebbe essere
accolto e trattato da un sindaco con più pacatezza; bene ha fatto
il Sindaco a dare risposte tecniche ma ai cittadini di
Sandonaci interessano solo i fatti (pochi) e non i personalismi
che purtroppo pervadono sempre gli interventi del primo cittadino.
Pensavo che quando il sindaco parlava della tutela del territorio
in campagna elettorale e considerata la sua qualifica di dottore
in agraria, fosse davvero animato dallo spirito di arrestare tale
fenomeno a protezione della terra sandonacese. Vedo oggi che così
non è, e che nessun atto di coinvolgimento forte dei cittadini è
stato messo in campo. Debbo invece registrare un assoluto silenzio
sulla questione e un grande matrimonio di idee con la vecchia
amministrazione Presta - Lolli.A proposito: ha deciso questa
amministrazione cosa fare della vasca per la raccolta delle
acque reflue in zona Paduli dopo i vari milioni di euro
stanziati dai POR?
MARCELLO TAURINO

lunedì 22 marzo 2010

Risposta del Sindaco Serio


Ho ricevuto e pubblico volentieri la risposta al mio precedente articolo da parte del Primo Cittadino. Appena avrò la possibilità riceverà la mia replica.

Caro Nicola,dal punto di vista delle norme autorizzatorie, esistono 2 tipologie di impianti fotovoltaici:1)-Impianti inferiori ad 1 Mega che per essere realizzati hanno bisogno di una semplioce DIA (a totale competenza del dirigente del comune). 2)-Impianti superiori ad 1 Mega che per essere realizzati hanno bisogno di una autorizzazione della Regione(non del comune)attraverso una conferenza di servizio alla quale il comune partecipa insieme a tanti altri enti con la funzione di esprimere solo un parere che non è vincolante ai fini dell'autorizzazione regionale(salvo volontà politica dell'ente comunale che,di solito, viene presa molto in considerazione dalla Regione Puglia targata Vendola). L'impianto che sta sorgendo in via San Pancrazio, al momento, sembra un unico impianto,ma in effetti si tratta di 6-7 DIA di altrettante ditte diverse, da 1 Mega ciascuna, che sono state presentate prima dell'insediamento di questa amministrazione e che per le quali è stata firmata la convenzione da parte del dirigente del comune di san donaci nel primo mese di amministrazione serio. Ti assicuro che la nostra amministrazione sta mettendo in atto tutte le iniziative possibili, presso tutti gli enti competenti, per verificare la legittimità di ciò che sta accadendo. Naturalmente, trattandosi di DIA per le quali il comune di San Donaci, a mezzo di un proprio dirigente, ha già firmato una convenzione, converrai anche tu che si tratta di una materia per la quale è necessaria una certa prudenza.
Per quanto riguarda la politica messa in atto da parte di questa amministrazione te la posso così riassumere:
1)-Redazione di un regolamento comunale molto più restrittivo di quello approvato dalla precedente amministrazione (che ha più efficacia per le DIA inferiori ad 1 Mega)
2)-Non abbiamo firmato nessuna convenzione nè per gli impianti di fotovoltaico superiori ad 1 mega nè tantomeno per le pale eoliche. A parte il fotovoltaico di Italgrin per il quale il comune aveva già firmato una convenzione (questa amministrazione ha solo cambiato i contenuti), la nostra amministrazione si sta solo limitando ad aspettare di essere convocata dalla Regione nelle conferenze di servizio (fino ad oggi solo una). In quella sede il comune, a mezzo dei suoi organismi tecnici, sta andando a dare i pareri tecnici (presenza di vincoli o meno). Solo nel caso in cui il progetto proposto dovesse superare tutti i pareri tecnici di tutti gli enti chiamati in conferenza di servizio (tantissimi), l'amministrazione darà il suo eventuale ok politico alla luce del sole (firma convenzione a titolo non oneroso con la regione) senza essere condizionata da convenzioni firmate nelle fasi precedenti alla conferenza di servizio. Credo che questa sia la politica più trasparente possibile. Spesso nei tuoi resoconti che io, come vedi, tengo in altissima considerazione, butti giudizi sulla coerenza politica o amministrativa degli altri e, in questo caso del sottoscritto.
Se tu vuoi, anche solo attraverso il web, potremmo avere un confronto su ciò che,sia pure in momenti diversi, abbiamo vissuto. Forse in quella circostanza potremmo mettere meglio a confronto le nostre coerenze politiche ed amministrative. ,
Ti invito solo ad usare con una certa prudenza giudizi sommari e/o dietrologie che tanto tolgono alla tua personalità politica che in più occasioni hai cercato di mettere in evidenza.
Domenico Serio

22 marzo 2010 12.09

martedì 16 marzo 2010

La memoria di carta.


Non pretendo dai politici una rigida coerenza ed una ortodossa correlazione tra quanto affermato in campagna elettorale e quanto poi effettivamente attuato nella vita amministrativa. Sono uomo di mondo infarcito quel tanto che basta di realismo e disincanto per credere che solo le buone intenzioni e le poesie possano cambiare la vita . Magari ci aiutano a sopportarla meglio ma nulla di più. Tuttavia non posso fare a meno di notare e sanzionare , dal mio limitatissimo punto di vista , le macroscopiche discrasie che trasformano una ineludibile realistica dissonanza in una ben più grave ipocrisia mal celata. Se in questi giorni di inizio primavera vi verrà in mente di recarvi al mare non potrete fare a meno di notare che a nemmeno 50 metri dal cartello che delimita il perimetro urbano del nostro comune solerti squadre di operai stanno montando una grossa centrale elettrica fotovoltaica proprio a ridosso del manto stradale. Incuriosito dalla vicenda ed un tantino indignato da tale scempio ho cercato di assumere informazioni in merito da fonti attendibili scoprendo che , nella forma si tratta di più impianti di potenza uguale o inferiore ad un megawatt per i quali è sufficiente una semplice Dia ( dichiarazione di inizio lavori ). Se infatti , facciamo solo un'ipotesi ( ? ! ) l'impianto fosse stato uno solo , quest'ultimo avrebbe avuto bisogno di autorizzazioni regionali con un iter burocratico ben più lungo ed una garanzia di realizzazione niente affatto scontata visto il sito scelto. Mi permetto di darvi un consiglio. Se percorrete quella strada guardate bene il magnifico paesaggio delle paludi colme d'acqua in quanto tra qualche giorno non vi sarà più possibile ammirarle. Quella meravigliosa vista sarà infatti sostituita da un'innumerevole serie di specchi buoni per produrre energia e per riflettere le immagini sempre meno nitide dei vari responsabili di tale scempio. Per dovere di cronaca va detto che le procedure sono iniziate durante l'egida del governo Lolli- Presta. Ma dei danni imperituri prodotti da quella magnifica accoppiata abbiamo già abbondantemente trattato. Ora però vi è al governo del nostro Comune una nuova giunta che farebbe meglio a smetterla di scaricare tutto sul traballante alibi della precedente squadra di governo. Non fosse altro che per il principio di responsabilità amministrativa e politica che dovrebbe essere la cifra di ogni rappresentante istituzionale onesto. Ricordo bene ( e veniamo dunque alla memoria ) l'ultimo comizio del Sindaco Serio nel quale egli difendeva a buona ragione la tutela del territorio comunale a vantaggio di uno sviluppo turistico e rurale dichiarando preventiva battaglia agli specchi ed alle pale . Parlava inoltre con bucolica enfasi delle bellezze naturali delle nostre zone umide ( le paludi ) macchiate indelebilmente da " lo scempio " , citazione testuale , della vasca per la raccolta delle acque piovane. Oggi , a distanza di poco meno di due anni, sembra che il paesaggio lo interessi meno e non colgo , a meno di non sbagliarmi , particolari azioni a tutela del territorio volte a fermare o quantomeno a verificare quello che sta avvenendo sotto gli occhi di tutti in via San Pancrazio. Altri impianti fotovoltaici che insistono in terreni del nostro comune ben più marginali e periferici sono oggetto di lunghe e prudenti attenzioni da parte della squadra Serio. Ma l'impianto che nasconderà per sempre il panorama più bello del nostro paese quello no ! Perché ?


Diceva Churchill : " Il rimangiarmi le parole non mi ha mai dato l'indigestione".

Nicola De Silla

mercoledì 10 marzo 2010

Quelli che il museo sembra un WC.


Proseguendo con gli approfondimenti a proposito del concetto non troppo relativo ed autarchico del bello , pubblico un articolo del direttore del Domenicale. Buona lettura.

Meglio Palladio o un water rovesciato? Oppure: meglio Michelangelo o un pisciatoio appeso? La risposta di prim’acchito sembrerebbe scontata. Così non è. Oggi pochissimi tra gli addetti ai lavori se la sentirebbero di contestare la bellezza dell’erigendo museo d’arte contemporanea disegnato da Daniel Libeskind per la riqualificazione dell’area ex Fiera a Milano. E ancora meno mettono in dubbio l’ormai storicizzata “Fontana” di Marchel Duchamp, vero spartiacque tra l’antico e il moderno. Come sia avvenuta questa inversione tra Bello e Brutto è questione dibattuta da un secolo e difficile da riportare in poche parole. L’unica cosa certa è che oggi gli artisti e gli archittetti (per lo meno quelli più celebrati) hanno definitivamente abdicato alla loro funzione originaria, facendosi interpreti di un mondo alla fine dei tempi in cui non c’è più posto per la tradizione, per Dio, per l’uomo, ma in cui regnano l’insensatezza, il nulla, il trash.

Solo pochi ingenui (come noi al Domenicale) tentano di opporsi, ovviamente tra le risa e gli sberleffi, a questa decadenza ormai perfino linguistica. Il rischio è di essere liquidati come retrogradi, reazionari, o ancora peggio, fascisti. Insomma, come gente poco acculturata che non comprende il proprio tempo, che sogna impossibili ritorni al passato, che ha nostalgia di stantie categorie estetiche medioevali (aspettiamo pure che l’amico Vittorio Sgarbi ci faccia passare per oscurantisti censori prendendo le difese degli altri). Poco importa che le persone comuni, cioè quelle non ancora assuefatte al brutto e non ancora colpite dal germe del relativismo (non è bello ciò che è bello, è bello ciò che piace), guardino agli sperimentalismi dell’arte e dell’architettura contemporanee con stupore e sempre più spesso con disgusto. Le persone vanno educate: e proprio in questa pedagogia forzata sta il pericolo di un nuovo totalitarismo sottile che dietro la facciata della democrazia, dell’innovazione, della libertà dell’arte a tutti i costi cela un progetto disumanizzante.

In questi giorni, sulle polemiche che hanno coinvolto Libeskind e il museo milanese, si è innestata una riflessione più ampia. Il filosofo Roger Scruton (il Foglio, sabato 22 marzo) e l’urbanista Nikos A. Salingaros (il Domenicale, stesso giorno) hanno delineato i contorni del problema. Per Scruton le “archistar” (Foster, Gehry, Piano, lo stesso Libeskind) sarebbero affette da un’inguaribile egomania che le porta a ricercare l’originalità a scapito di ciò che è giusto, a progettare sfidando l’ordine e l’ambiente circostante, a non pensare alle persone che abitano le città, bensì ad usare gli spazi della città per propri fini espressivi. Ancora più tranchant Salingaros secondo il quale una potente élite dominante, allevata nella cultura nichilista o in quella marxista, sta usando l’architettura e l’arte per dispiegare un grande programma d’ingegneria sociale teso a costruire un nuovo mondo utopico industriale. E per far ciò, va negata per prima cosa la naturale connessione dell’uomo con l’ambiente convincendo la gente che ciò che fa schifo e ripugna è bello, mentre ciò che attrae e incoraggia la relazione (cioè il vecchio Bello) è contro lo sviluppo e il progresso. «Dapprima – spiega Salingaros – si distrugge la base intuitiva della bellezza e il ruolo dell’uomo nella natura, quindi si prende il controllo delle istituzioni, come le università, poi si punta a controllare i mezzi di comunicazione di massa, poi si controlla l’industria dello spettacolo».

Le reazioni delle archistar, raccolte da Pierluigi Panza (Corriere della Sera, martedì 25 marzo), per ora mostrano un certo sussiego, strano per una élite solitamente verbosa che – chiosa Scruton – «si è equipaggiata di una serie di frasi vuote e pretenziose con cui spiegare il loro genio a coloro che sarebbero in altro modo incapaci di percepirlo». Mario Botta si limita a un “periodicamente ritornano nostalgie di un passato impossibile”, Massimiliano Fuksas a un “non ho ben capito il tono di queste crociate”. Dalla loro, va sottolineato, hanno schiere di utili idioti pronti a mitizzarli, commesse multi miliardarie, amministratori locali che cadono in visibilio di fronte ai loro progetti.

Non sbaglia Panza quando, da esperto qual è, riconduce la polemica nell’ambito della storia e della critica dell’architettura. Eppure resta forte l’impressione che contra factum non datur argumentum. L’ampliamento del Museo dell’Ontario firmato da Libeskind che capeggia nella pagina del Corriere è di una bruttezza indicibile: sembra un’astronave aliena che si è scontrata con una armoniosa architettura classica. Così il water rovesciato di CityLife che gli agiografi descrivono «di geometrica potenza e forma elegantemente sviluppata con le torsioni che tanto incontrano nell’architettura internazionale d’avanguardia (un quadrato alla base che diventa un cerchio alla sommità e salendo “scivola” di lato creando facciate a gradinate aggettanti o inclinate)». Per non parlare dell’osannato zigozago del Jewish Museum di Berlino. E neppure va meglio all’architetto ticinese Botta il cui albergo-centro commerciale alto 77 metri che dovrebbe sorgere in Engadina, uno schiaffo alle bellezze di uno dei luoghi montani più celebrati al mondo, è stato sottoposto a referendum.
Ma forse utilizzare il termine “bello” è ormai fuori luogo. Credere che la bellezza sia un valore politico che induce all’imitazione positiva è un semplice rigurgito reazionario di chi, ancora irrimediabilmente non si è piegato, e mentre ammira Michelangelo minge nel pisciatoio.

Angelo Crespi.